Ciao, invio la descrizione del mio attuale tracciato: mi farebbe piacere condividere queste foto con tutti gli altri aderenti al sito.
 

Note introduttive sul plastico.
Il mio tracciato è stato, per molto mesi un semplice tracciato su un piano arrivato fino alla dimensione di 240x127cm. Dislocato in cantina, doveva poter essere messo in verticale molto velocemente per dare accesso a tutto quello che c’è in cantina e che non serve mai, se non quando ci siete voi e dovete fare molta fatica per togliere le vostre cose. Su questo tracciato ho fatto tutti i miei esperimenti elettrici, elettronici e di movimento. Dopo qualche mese, è infine è nato anche il paesaggio! Tuttora vale il vincolo che dovevo poter togliere di mezzo il tutto velocemente, quindi i paletti sono che:


1. Non ci può essere linea aerea .
2. i binari sono fissati al tavolo e il cablaggio è tutto sotto plancia, ma il paesaggio NON è fissato al tavolo, è solo appoggiato ed è costituito da elementi che siano maneggiabili da una sola persona.
3. Tutto il tracciato è su un solo livello.
 

E’ un tracciato ben fitto e ci sono pochi spazi per far respirare un paesaggio. Questo mi ha portato a cercare di frazionare il tracciato in diversi poli di attenzione, usando molte gallerie. Dato che ci sono tante gallerie, ci sono anche tanti portali, sparsi ovunque e quasi sempre su tratti in curva… e si parla di curve strette! L’effetto è che i portali devono essere più larghi del normale per non farci incastrare i rotabili lunghi. Per leggerezza ed economicità ho costruito tutto in cartone e cartapesta… del resto non credo che la stabilità e la durata siano un valore per questa realizzazione. Siamo in evoluzione, e non dispero in qualche miracolo che mi consenta di avere un telaio dove avere più livelli e linea aerea.
Allego un po’ di foto (mi scuso della qualità, ma non ho una vera macchina fotografica) in cui si possono vedere delle loco a vapore anziane e digitalizzate. C’è anche una intrusa, una Br39 Rivarossi degli anni 70. Però c’è anche una Br23 della recente Produzione che è un gioiello in tutti i sensi.
Compare anche una D245, l’ultima trasformazione.
Il movimento dei treni è ancora in analogico e pilotato da un controller basato su relais e ci sono sei treni che si muovono. Questi treni oltre che girare e pendolare, sci scambiamo anche i ruoli, in modo da rendere più interessante lo “spettacolo”.
Il controller non è puramente a relais, perché ho dovuto realizzare alcuni circuiti elettronici, per integrarlo, altrimenti non sarei riuscito ad eseguire alcune operazioni. La più importante era quella di ottenere un unico impulso da usare per comandare l’inversione, dal passaggio del pattino su uno binario di commutazione: poiché su un treno ci possono essere più pattini, dovevo essere sicuro di inibire per qualche secondo il sensore per dare modo a tutto il treno di passarci sopra , ottenendo così un solo impulso dal passaggio di un treno completo. Inoltre bisognava anche filtrare i rimbalzi della levetta.
Anche il controllo del passaggio livello l’ho realizzato in elettronico, è stato molto più semplice.
Il risultato finale è soddisfacente per me, ma ha il limite è che lo “spettacolo” è quasi immodificabile: ci sono una trentina di relais e il numero di filature ha raggiunto un livello che rende impossibile ogni modifica, è già difficile effettuare interventi nei (per fortuna rari) casi in cui un filo si dissalda o si rompe. Quindi, neanche a parlarne di modificare la sequenza dei movimenti dei treni.
In questo modo il divertimento è un po’ limitato, per cui il prossimo passo sarà di passare al controllo via computer e questo mi consentirà una movimentazione completamente digitale, con indubbi vantaggi. E dunque, perché non l’ho già fatto?
Il problema è che realizzare lo stesso tipo di automatismo nei movimenti che ho ottenuto dal mio controller analogico, è quasi impossibile (anzi, impossibile) dai programmi commerciali (od open) a cui ho dato uno sguardo. Sembrerà assurdo ma è così.
Sto studiando il problema, ma temo che l’unica soluzione sia di usare una interfaccia che usi il protocollo SRCP, offerto da alcuni programmi, e scrivermi degli script per pilotare come voglio io il tracciato.
Siamo nel campo del possibile: nei prossimi mesi ci lavorerò e vedremo che ci ricavo.
Per ora, chiudendosi il capitolo dell’automazione e del paesaggio, mi occuperò di nuovo di modellini e cercherò di godermi quelli che ho, aggiungendo qualche realizzazione, rigorosamente Märklin, tra le ultime proposte dal nuovo corso.
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Aggiungerò con il tempo foto degli altri rotabili.