LA PRIMA VOLTA

Accettai l’invito fattomi nella mattinata dal mio amico di banco per uscire dalla routine pomeridiana di un soffocante liceo classico ( ragazzi, è stata dura!).

Era un morbido pomeriggio di primavera; a Roma l’aria incominciava a profumare del lontano mare di Ostia, il fruscio del traffico era sottofondo alla mia emozione.

Ella mi guardava, immobile, con i suoi grandi occhi, nella penombra della stanza.

“ Coraggio “ disse il mio amico toccandomi la spalla.

La mia mano corse alla manopola, un tocco, gli occhioni si illuminarono, la E44 balzò in avanti e fu “AMORE !!

Tornato a casa fantasticando di infinite rotaie mi detti subito da fare per creare il clima adatto alla impresa.

In verità solo dopo parecchi sforzi riuscii a convincere il fratellone a partecipare e fu così, nella generale sfiducia del resto della famiglia, che fondammo la GAET s.i.i. ( società ad irresponsabilità illimitata) con capitale sociale di £ 3.000 interamente versato ….. al commerciante presso cui acquistammo la 3000.

Dopo averla rigirato per mano ed osservata per mesi, che neanche zio Paperone con il suo numero uno, fu l’ora dei binari, un circoletto in verità, del trasformatore  a 125 V di tensione ( siamo nell’archeologia pura ), di un paio di scambi.

Fu allora che il fratellone mi fece notare che …si… ehm… le curve… insomma altre curve sarebbero state apprezzabili soprattutto se collegate ad un paio di occhi neri e non ad un trasformatore.

Era la rottura della società  e la conseguente rovina! Occorreva trovare il capitale per il riscatto della quota e fu così che mi recai in banca, alias la mi’ mamma, che come tutte le banche impose per il finanziamento pesantissimi oneri quali la pulizia degli ottoni, il portare le borse della spesa ( i mercatini rionali erano lontanucci ), lavaggio di piatti etc. etc. insomma inenarrabili fatiche. Ma la GAET s.i.i. fu mia!

 

Passarono gli anni, altre scatole si aggiunsero alla prima, la 3003, la 3005, la 3026. la 3001, la 3012, la 3021 etc…..  accumulandosi nelle valigie e la GAET non riusciva a trovare nessuno che rilasciasse la concessione per la costruzione della linea.

La vita ed il lavoro mi portavano di qua e di là, ma quelle valigie erano sempre con me.

 

Poi un giorno dopo tante primavere, ed anche inverni – tanti ed imbiancanti -, mi offrirono ( anche qui si fa per dire nel senso che l’avevamo ben pagato ) venti mq. di superficie come concessione ferroviaria ( da parte della mia gentile signora ) .

Dopo aver trattato bene le clausole della concessione, ….. non si sa mai un domani, dice , sai … servirebbe …NO! Avrei voluto dire “ Qui si fa il plastico o si muore”, ma per scaramanzia modificai il detto in “ Ora o mai più ! “ e fu

 

“NONEIM”

( i sogni non hanno nome )

 

 

Fine prima parte.

Link alla seconda parte