
LA STORIA DEL MIO PLASTICO
La storia del mio plastico nasce nei lontani anni 56 – 57, quando, ancora troppo piccolo per apprezzarne il reale valore, iniziai ad armeggiare attorno alla mia prima
realizzazione in H0.
Ciao a tutti, mi chiamo Angelo ed ancora oggi a quasi 65 anni sento molto la mancanza del “mio trenino” che, da tre anni, è relegato, smontato, in una soffitta.
Andiamo con ordine: tranquilli, non scriverò tutta la storia particolareggiata, ma solo le fasi principali.
L’inizio di cui parlavo era una confezione d’avvio di Trix (non so nemmeno se a quei tempi si chiamassero così) che comprendeva il classico ovale di binari con tre deviatoi, di cui due
motorizzati, trasformatore, due convogli composti da due loco a vapore, quelle di fantasia che si usavano a quei tempi, con tre carrozze di latta senza arredamento e senza vetri dei
finestrini, piu’ tre carri della stessa fattura. Pur essendo in CC, i binari avevano un conduttore centrale, sistema che permetteva di manovrare due treni senza sezionamenti.
Passato quel periodo d’oro, gli anni dell’adolescenza portarono la mia passione nel dimenticatoio: solo molto piu’ tardi, intorno al 72, ricominciai ad costruire un piccolo plastico, partendo
da una confezione d’avvio Lima, che a quei tempi, era presente in tutti i negozi di giocattoli. Ma anche questo episodio era destinato ad essere interrotto, per vari motivi, principalmente di
lavoro.
La svolta decisiva avvenne negli anni 91-92, quando ricominciai a fare progetti: piccoli o megagalattici, ma tutti destinati, per vari motivi a rimanere sulla carta. Soltanto alcuni anni dopo
ebbi l’idea decisiva: avevo a disposizione una stanza, abbastanza grande, al pianterreno del condominio dove abitavo: vecchi locali usati come cantine, anche se erano fuori terra, dove tenevo
utensili vari per le piccole riparazioni casalinghe.
Iniziai ponendo una tavola di 2,5 mt per 1,5 ad un’altezza di circa 2 mt dal pavimento, per poter continuare, in quel modo, ad usufruire della mia area di lavoro. Inutile dire, che, ben
presto, il tavolato si estese a tutto il perimetro della stanza, arrivando così ad un totale di 5 per 3 mt: avevo lasciato una botola quasi centrale da cui accedevo ai comandi del plastico
salendo su una apposita piattaforma, che poteva ospitare, oltre al sottoscritto, altri due visitatori di statura normale.
Se questa sistemazione è, quanto meno curiosa, anche se, per noi modellisti sempre alla continua ricerca di spazio, nulla o quasi è impossibile, la storia del plastico e altrettanto
travagliata: cominciata in analogico in CC con materiale esclusivamente FS e finita poi in digitale, col sistema Marklin AC con materiale in prevalenza DB/DR.
All’inizio vi era praticamente un doppio ovale con grande stazione centrale posto su un unico livello: in un secondo tempo sviluppai il tutto su due livelli, in un primo momento separati, e
successivamente comunicanti: vi erano due stazioni nascoste, una con 9 binari ed una seconda posta solo successivamente al di sopra della prima, come si può vedere dalla foto n.4.
A questo punto, siamo nell’anno 1999, poiché per un certo tempo avevo fatto acquisti senza badare alle epoche o alla nazionalità mi ritrovavo con un parco di circa 46 locomotive, 4
elettrotreni completi, circa 60 carrozze e 140 carri fra materiale FS di epoca V e materiale DB/DR principalmente di epoca III e il paesaggio
era ad un buon punto. Come scusante per il misto di epoche e nazionalità avevo adottato il concetto del treno storico d’epoca, pur sapendo che le locomotive a vapore tedesche, al vero, non
possono circolare liberamente sui nostri binari per questioni di sagoma limite.
Un giorno capitai dal mio abituale negoziante mentre stava provando alcuni rotabili digitali Marklin su di un piccolo ovale di cui disponeva per dimostrazioni e fu a questo punto che scattò la
molla: le funzionalità del digital erano molto belle e miglioravano notevolmente il realismo e, all’epoca, al contrario degli altri produttori, Marklin aveva già in catalogo molte loco
digitalizzate.
Fu amore a prima vista: tornai a casa con la mia mega confezione contenente due convogli, una Br 18 con carrozze e una E 40 con carri, oltre ad un ovale di binari C con due deviatoi in curva,
con trasformatore e Control Unit 6021: in un primo tempo cercai di sistemare i nuovi arrivi sullo stesso piano del plastico, come si può vedere da alcuni video pubblicati su Youtube
all’indirizzo www.youtube.com/user/operatorequattro ma ben presto mi resi conto che dovevo fare una scelta drastica.
Man mano che aumentava il materiale rotabile, diminuiva sempre piu’ lo spazio, anche per i miei stessi movimenti, e così un giorno, cominciai a smontare la parte analogica: recuperai quasi
tutti i deviatoi, mentre gran parte del binario, che era già stato fissato andò persa. Mi fu abbastanza facile collocare il materiale FS, poi quasi tutte le carrozze e tutti i carri, in
prevalenza Roco o Trix, funzionavano perfettamente sul binario C. L’unica nota dolente fu trovare i compratori per le loco DB/DR in CC: il mercato italiano, in proposito era molto limitato, e
spesso, dovetti accettare condizioni non molto favorevoli: ma ormai ero lanciato nella mia nuova impresa.
Il nuovo plastico Marklin subì parecchie modifiche prima di arrivare all’attuale configurazione, o meglio, prima di arrivare al fatidico giorno di quel maledetto trasloco. Nella versione
definitiva il tracciato era composto praticamente da un unico grande anello continuo a falso doppio binario: partendo dalla stazione superiore,i convogli scendevano verso la stazione
inferiore, dopo aver compiuto un ampio giro dietro le rimesse, che, di fatto, faceva invertire la marcia: arrivati a questa, dopo vari percorsi discendenti, ripartivano verso le stazioni
nascoste. La prima era composta da tre binari tutti passanti, nel senso che erano tutti occupati da convogli: quello in arrivo ne faceva ripartire uno in sosta che si avviava verso la seconda
stazione nascosta, composta da dieci binari, che funzionava col medesimo principio, per cui un convoglio partito dalla stazione inferiore, doveva attendere che vi transitassero altri dodici
treni prima di poter risalire alla medesima dalla parte opposta. Tutto era stato predisposto per un funzionamento completamente automatico, almeno per quanto riguarda le stazioni nascoste:
stavo progettando se era possibile far funzionare anche le soste in stazione in automatico, in modo da potermi godere lo spettacolo mentre componevo o scomponevo i merci nello scalo. Per la
parte elettronica mi ero rivolto ad un amico, molto piu’ bravo di me in certe cose, che mi stava preparando l’occorrente: fino al momento dove arrivano i filmati, il tutto era ancora manovrato
manualmente e poi purtroppo è accaduto l’imprevisto.
Ho ancora delle casette ed una fabbrica, appena costruite che non ho mai fatto in tempo a posare sul plastico: anche la parte elettrica riguardante i segnali era già predisposta. Invece, la
catenaria era stata posata solo in parte, e nei tratti in vista, perché dopo varie prove, avevo deciso, per motivi di sicurezza e anche economici, di non installarla nei punti nascosti:
provvisoriamente, le loco elettriche giravano coi pantografi abbassati , oppure tenuti a pochi mm dalla stessa con un sottile filo di quelli quasi invisibili che usano i pescatori , ma avevo
già previsto la costruzione di slitte che potessero accompagnarli verso il filo di contatto, in modo da rendere piu’ realistica la visione.
Al momento, purtroppo non ho ancora potuto fissare date certe per la ricostruzione: la soffitta dove sono ricoverati i vari scatoloni si è rivelata troppo angusta per le mie aspirazioni, ma
anche soprattutto per la mia non piu’ verde età: ogni volta che vi salgo sbatto capocciate da qualche parte! La prevista costruzione di un apposito vano sopra i box è tuttora ferma,
principalmente per motivi economici, anche se, spero di poter concludere qualcosa entro il prossimo anno.
Al momento, non mi resta che fare progetti, che spero di poter mostrare presto, scusandomi anticipatamente per la qualità forse non ottimale: sto facendo tutto a mano su carta millimetrata e
attrezzi vari perché non sono granchè esperto di CAD.
Nel mio fantasticare, ho progettato ,solo mentalmente, anche l’inserimento di un ponte trasbordatore, ma questi al momento sono solo sogni per cui preferisco concludere ringraziando quanti mi
hanno seguito fino qui. Chi avesse domande o curiosità può contattarmi, oltre che tramite il sito anche all’indirizzo angelo.0546@tiscali.it che ho creato allo scopo
oppure sul forum QUI
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