Treni di Latta

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Treni di latta: che passione!
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Autore: 

crosshead [ sab apr 19, 2014 19:02 ]

Oggetto del messaggio: 

Treni di latta: che passione!


Disclaimer
Non sono né l'autore né il proprietario delle foto che allego, perchè non posseggo alcun modello in latta. Dette foto, pur non essendo di pubblico dominio, sono mostrate in rete “coram populo internettiano". Pertanto ho deciso di mostrarvele non a scopo di lucro, ma a fini culturali.
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Girovagando nel Web ho trovato queste meravigliose creature

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Cardini

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Ingap


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Bral


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Marchesini


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Ingap


   
   

old tinplate Marx trains

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New MTH

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BING

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LIONEL

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Questi sono alcuni pezzi delle aste Vectis


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Boxed and unboxed Japanese Trains - boxed items comprise Daiya Electric Locomotive No.1, friction drive with pantographs, 32cm, (2) Ichiko friction drive Railcar, 44cm, (3) Chinese made 0-4-0 Loco and Tender - Excellent Plus to Near Mint in Good to Excellent boxes. Unboxed items comprise large SAN No.7103 and 264 Loco and Tender, lacking some bogie wheels, 48cm, (5) clockwork American style double ended Railcar with key, (6) Daiya Dream Super Express Railcar, 55cm - unboxed items are otherwise Good to Excellent.


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Assorted French Vintage tinplate clockwork Trains, (1) Joyax 4-wheeled double ended Locomotive, 27cm, (2) Memo 3-Car SNCF Passenger Train in blue and cream, 40cm and (3) CR (Charles Rossignol) Eclair 4-6-4 Loco and Tender - red, blue, in SNCF livery - Good to Good Plus


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Italian, Japanese and German tinplate Trains - smaller scale Locomotives averaging 12cm long include Arnold (Germany) No.670, other German, Italian and French A4 and Streamlined Locomotives (one lacks wheel), a matching Coach, 2 simplistic British tinplate Locos, Japanese Animal Line Passenger Vehicles, Ichiko friction drive Loco and others

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Assorted French tinplate Trains - lot comprises 2 x Memo 4-6-2 Locos, an early wooden "Tramway Electrique" Coach, a JEP clockwork Tram. Also included are a German made Loco and Train formation, a 2-Car clockwork Passenger Train and an early (repaired) clockwork Railcar - generally sizes vary between 16 and 47cm - Fair to Good. (7)

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German and French miniature tinplate Trains - unboxed British Outline Trains include a 4-4-0 Loco and 2 x Bogie Coaches, 26cm long, a 6-wheeled Great Northern Railway Locomotive and Tender, 11cm, a Simplistic tinplate Loco and Tender with 5 x 4-wheeled Coaches (4 matching) - unboxed items are generally Good. Also included is a French made "Le Paris Lyon" Electric Passenger Train Set comprising miniature tinplate Electric Loco and 3 x Coaches, marked "Norev" - Good Plus to Excellent


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CKO Kellerman (Germany) miniature tinplate Trains - comprising 2 x 4-wheeled Tenders, one brown and the other black, with a 4-4-0 Loco, miniature Passenger Coach, 3 x Open Wagon and 2 x Oil Tanks, between 7 & 9 cm in length - generally Good.


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British and German made miniature tinplate Trains - to include a 4-wheeled Tank Loco, a British green Loco and Tender, a GF German Loco and a black Loco and Tender with 2 x brown Wagons. Together with a larger 0-4-0 Loco marked "RSA", with 2 x Open Wagons and a 4-wheel Coach. Also included is a British made diecast Rocket and Tender Loco by Benbros (UK)


 


Per me, il fascino dei treni di latta non risiede solamente nel loro aspetto ludico o nostalgico, perchè rievocano dei bei ricordi della mia lontanissima infanzia, ma soprattutto nella loro lunga storia evolutiva.

Oggi, per i miei amici forumisti, la parola "treni di latta " è sinonimo di " giocattoli fuoriscala", ovvero di trenini che hanno spesso elementi oversize come ciminiere, ruote etc. Al contrario, secondo la loro opinione, i modellini debbono essere repliche esatte di treni reali, proporzionalmente rapportate fino al minimo dettaglio.

Ma la lunga storia del fermodellismo si perde nella notte dei tempi.
Pensate che i primi modellini di treni furono prodotti come prototipi nel 1784, ben 20 anni prima che una vera locomotiva a vapore sbuffasse lungo i binari del Galles.

Nel 1840, quando la ferrovia finalmente fece breccia nei cuori e nell'immaginazione degli europei e degli americani, alcuni fabbricanti di giocattoli iniziarono a produrre treni in miniatura per la gioia dei bambini di allora.

Come i soldatini, i primi treni giocattolo furono prodotti con stagno e piombo e, generalmente, non avevano parti in movimento. I migliori erano dotati di ruote che giravano, ma dovevano essere spinti o tirati; poi, dopo la metà del secolo, comparvero negli Stati Uniti i primi trenini fatti di latta, dipinti a mano di rosso e oro, e decorati con cuori e fiori.

Dal 1875 le nuove tecniche litografiche consentirono l’abbandono del decoro artigianale, con la possibilità di produrre ugualmente bellissimi disegni colorati, stampandoli direttamente sulle superfici di latta, prima di essere modellate.

In Europa, in particolare in Francia ed in Germania, i nuovi progressi tecnologici furono impiegati per produrre in serie giocattoli di latta con movimento ad orologeria come navi, auto, moto e, naturalmente, i nostri benamati trenini.

Contemporaneamente, in Gran Bretagna alcuni produttori di giocattoli iniziarono a costruire trenini di latta o di ottone che funzionavano a vapore vivo, i cosiddetti " piddlers " per via della loro connaturata propensione alle perdite d'acqua.

Entro il 1880 i costruttori europei di giocattoli, ed in particolar modo i tedeschi, divennero i leaders del mercato e della produzione di treni di latta perchè offrivano prodotti validi e, soprattutto, a buon mercato per la diffusione mondiale.

Tuttavia allora ai trenini del 19 ° secolo mancava un elemento importante: il binario.
Sebbene la Germania predominasse con aziende di alto livello come: Lehmann, Bing, Issmayer, Carette, e Günthermann, tuttavia fu una società francese, la EF Lefèvre Successeurs, che già produceva le prime stazioni, segnali ed altri articoli ferroviari in latta, la prima a fornire ai propri trenini un sia pur primitivo binario costituito da un cerchio di stagno, con due scanalature in cui far scorrere le ruote.

Se vi interessa posso proseguire, altrimenti, per me, la storia finisce qui.

 

Bene, ritengo che sia molto importante conoscere la storia e l'evoluzione degli antenati dei nostri modelli.

A quel tempo nessuno avrebbe potuto immaginare che l'azienda tedesca Märklin, allora ben nota per la sua produzione di accessori per le case delle bambole e di cucine, avrebbe rivoluzionato il mercato e la storia dei trenini: ebbene proprio Märklin nel 1891, in occasione della fiera del giocattolo che “temporibus illis” si teneva a Lipsia, presentò il primo sistema ferroviario per intrattenere i bambini.

Con i suoi treni di latta a carica manuale, definì per la prima volta il concetto delle "scale (gauges)" onde uniformare le proporzioni dei vari modelli prodotti, scale che sono ancora in uso oggi.
I treni Märklin venivano fabbricati in varie dimensioni, ciascuno correlato ad una propria scala collegata ad un proprio scartamento: ad esempio la scala 1 aveva lo scartamento di 1 ¾ di pollice, mentre scala III ben 3 pollici.

Un'altra innovazione rivoluzionaria apportata da Märklin fu la produzione di binari intercambiabili, di scambi e d'incroci, di stazioni, gallerie, ponti ed altro materiale, il tutto al fine di indurre i genitori ad acquistare ulteriori pezzi per ottimizzare il layout ferroviario dei propri pargoli.

Ed è proprio così che nacque il mondo dei trenini in miniatura, ed il concetto di plastico!

Il più importante produttore di giocattoli di latta, la multipremiata ditta tedesca "Gebruder Bing" fondata nel 1863, si inserì nel mercato dei trenini solamente nel 1880, e quando Märklin formalizzò i diversi standard degli scartamenti (1891) li adottò subito, e si inventò nel 1895 la scala 0 ovvero 1 1/4-pollice, ed una propria III ( 2,5 pollici ), creando confusione con la III di Marklin ( 3 pollici ), che divenne per Bing scala IV ( 3 pollici ) .

Qui devo fare un breve digressione ricordando che nel 1921, imitando Bassett - Lowke , Bing commercializzò uno scartamento ancora più piccolo: la "The Table Railway", pari a 0,625 pollici per una scala chiamata 00 che divenne uno standard britannico. Questa è più grande della scala H0, oggi predominante altrove, il cui nome deriva dal tedesco Halb-null (metà-zero), e che fu introdotta da Trix nell'anno 1930 nel Regno Unito come alternativa alla scala 00

La scala 00 (zero zero o doppio zero) ha un rapporto di riduzione 1/76, ma utilizza uno scartamento normale di 16,5 mm, (ovvero quello della scala H0), ed è adottata quasi esclusivamente dai figli d'Albione;
i veri puristi della scala 1/76, comunque, non usano lo scartamento commerciale, ma sostituiscono gli assali a scartamento 16,5 millimetri con quelli da 18,88 millimetri.


Un ulteriore progresso comparso all'incirca nel 1897, fu l'utilizzo della corrente elettrica per l'alimentazione di treni: la paternità per il mercato statunitense è di solito attribuita a Carlisle & Finch, mentre Märklin è spesso citata come l'azienda che sviluppò quella tecnologia in Europa.

Poco tempo dopo anche i produttori tedeschi come Karl Bub e Bing, ed aziende americane come American Flyer, Ives, Lionel, e Marx, s'imbarcarono nella produzione di proprie linee di trenini elettrici, di solito in latta o in acciaio stampato, mentre in controtendenza il produttore di giocattoli tedesco Hans Biller passò dai trenini a carica manuale a quelli alimentati a batteria.


Dal 1880 fino agli inizi del ventesimo secolo, Norimberga fù il centro mondiale dell'industria del giocattolo in metallo. Quivi nacquero le prime grandi aziende costruttrici di balocchi e trenini di latta come quella dei fratelli Bing, che nel 1914 annoverava ben 5.000 dipendenti, mentre, in confronto, Märklin ne impiegava 600.


Nel 1909, un terzo dei trenini prodotti in Germania furono esportati negli Stati Uniti d'America.

Nella prossima puntata analizzeremo la situazione al tempo della Prima Guerra Mondiale



Durante la Prima Guerra Mondiale molti fabbricanti di trenini dovettero abbandonare le loro produzioni tradizionali, e mettere maestranze e macchinari a disposizione dell'industria bellica; di conseguenza molte aziende si smembrarono o diversificarono gli intenti.

La fine della guerra per la Germania non segnò solo una cocente sconfitta, caos economico, ma anche la fine dell’egemonia della produzione di trenini e la perdita del monopolio di mercato negli Stati Uniti.

Della situazione ne approfittarono i produttori locali con in testa Lionel che nel 1920 introdusse una propria scala di 2 1/8 pollici che astutamente definì "Standard" dominando d'allora il mercato dei trenini di latta negli USA.

Il 1920 vide anche la comparsa di nuovi concorrenti esotici, come la TOMY, fondata da Eiichiro Tomiyama, in Giappone

Negli anni '20 e '30 anche gli adulti iniziarono ad appassionarsi ai trenini elettrici, quindi le aziende sopravvissute alla crisi economica, per ampliare il proprio mercato iniziarono a sfornare continuamente delle novità, ed a migliorare la sicurezza dei propri sistemi.

L'ascesa del nazismo, costrinse alcuni produttori tedeschi a trasferirsi all’estero, ad esempio la famiglia Ullman, che aveva fondato la Società Tipp, si trasferì in Inghilterra nel 1930 ove fondò la Mettoy.
Nel 1932 Stephan Bing, e suo figlio, che erano ebrei, fuggirono in Inghilterra abbandonando la propria azienda ad un amaro destino (vedremo tutta la faccenda quando analizzeremo le singole aziende).

Nel primo periodo post-bellico, mentre gran parte delle industrie dell'Europa continentale languivano, quelle britanniche prosperavano come la Bassett-Lowke che nel 1920 si inventò la scala 00 (anche se questa ufficialmente viene attribuita a Bing nel 1921), e ne generavano di nuove: vennero fondate aziende del calibro di Hornby, Tri-ang e Lesney.

L'hobby del fermodellismo era ormai in continua crescita che si fermò solo durante la seconda guerra mondiale, quando molte materie prime come la latta ed il rame vennero a mancare, e quando le fabbriche di trenini dovettero partecipare allo sforzo bellico.

Purtroppo molti dei treni giocattolo d'anteguerra furono fusi come rottami metallici per esigenze militari, distrutti dai bambini o dagli eventi guerreschi, causando la loro rarità odierna, e di conseguenza l'altissimo valore di mercato che talvolta comporta l'esborso di cifre con cinque zeri.

A tutt'oggi, il più costoso Lionel Train è stato venduto all'asta l'anno scorso per $ 250,000.00, si tratta di un set in scala standard fabbricato nel 1934, in scatola originale ed in condizioni mint, composto da una locomotiva 400E e da 4 State Passenger Cars: sembrava che fosse appena uscito dalla fabbrica.

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In seconda posizione si piazza un modello della 700E Hudson che è stato venduto a Joshua Cowen per oltre $ 77.000,00 .

Se non credete a queste cifre, leggetevi la storia di Allison Cox e della sua "Brute"

http://www.tcaetrain.org/articles/chronicles/ALCOX/index.html

http://www.tinplatetimes.com/profiles/Al%20Cox/cox.htm

E non conosco i prezzi spuntati da Märklin o Bing!

Comunque se vi capitasse per le mani un pezzo del genere, abbiatene molta cura!!!!!!!!

Dopo la guerra, alcune imprese tornarono a fare trenini in latta, ma solo per breve tempo, perchè rispondendo al desiderio del mercato che esigeva modelli sempre più realistici, prima potenziarono l'impiego di metallo pressofuso, e successivamente si convertirono alla più economica, malleabile, ma meno nobile plastica .

Nelle prossime puntate tratteremo le produzioni delle singole aziende, e mi piacerebbe vedere l'apporto delle vostre nozioni ed esperienze.


Autore: 

Luìgìgio [ lun apr 28, 2014 10:11 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Latta a parte (davvero molto.."suggestiva" direi), ricordo molto bene, di aver visto come si gestiva il fermodellismo "a mano", in alcuni episodi della vecchia sceneggiatura rai.

Sicuramente in almeno un episodio della primissima serie di Belfagor. Se non ricordo male, era proprio il commissario di polizia che indagava sul fantasma del Louvre, ad avere questa passione. Hanno girato qualche scena, mentre lui era intento a completare un qualche modello, e/o a ristrutturarlo.. roba del genere. E si vantava dei suoi lavori, e del fatto che per poterli finire, si faceva arrivare pezzi e ricambi, proprio dall' Inghilterra. Molto molto difficile reperirli, a quanto pare.. e costoso.

E poi, anche all'interno di una specifica puntata della fortunatissima produzione dedicata al commissario Maigret con Gino Cervi, "non si uccidono i poveri diavoli", mi pare fosse. Li si vede proprio un vero plastico "multitask", completamente funzionante. A memoria, se non erro, lo sfortunato protagonista ucciso, aveva nascosto tutti i suoi soldi proprio dentro i trenini (sotto il tetto?.. ma non ricordo esattamente).

Ce ne sarebbero anche altri, ma quelli che mi sono rimasti piu' impressi nella memoria, sono questi due.

Luigi

p.s. Entrambi i riferimenti video citati, li trovate facilmente anche sul tubetto.


Autore: 

crosshead [ mar apr 29, 2014 20:02 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Gebrüder Bing

La storia

La famosa azienda Gebrüder Bing (Fratelli Bing) fu fondata a Norimberga nel 1866, come piccola società per la commercializzazione di stoviglie e di giocattoli, dai fratelli Ignaz ed Adolf Bing. Iganz, che precedentemente aveva lavorato come rappresentante di articoli in latta, era ben consapevole del potenziale di vendita di questi prodotti, pertanto decise di produrli in proprio. Gli affari prosperarono talmente che nel 1869 i fratelli aprirono una grande fabbrica in Karolinenstrasse, impiegando 100 operai ed altri terzisti che lavoravano al proprio domicilio.

Nel 1882 i Bing parteciparono all'esposizione di Norimberga “Bayerische Landes-Industrie-Gewerbe-und Kunst-Ausstellung “ presentando oltre seimila prodotti del loro sterminato catalogo di giocattoli di latta ed utensili per la casa .


Nel 1890 aprirono ulteriori laboratori ed una nuova fabbrica di giocattoli a Grünhain, in Sassonia, però i magazzini e l'amministrazione rimasero nella sede storica di Norimberga .

Nel 1895 l'azienda divenne una società a responsabilità limitata presieduta da Ignaz, e fu tra le prime, in Germania, a riconoscere l'importanza della gestione di buoni rapporti con i lavoratori, che in ogni fabbrica avevano i propri rappresentanti sindacali.
Tutto ciò veniva fatto nell'interesse dei fratelli Bing che, gestendo solo l'amministrazione, non si occupavano affatto dell' ideazione dei giocattoli, anzi la deputavano non solo ai loro progettisti, ma anche agli operai più creativi.


Nel 1900 i fratelli Bing raggiunsero l'obiettivo di diventare il più grande produttore mondiale di giocattoli.
La loro offerta vastissima di articoli meccanici di latta comprendeva automi, automobili, animali, treni, navi, modellini di macchine a vapore, bambole e loro accessori, peluche, giochi didattici, ottici e cinetici (praticamente ogni tipologia di giocattolo desiderato dai bambini), e persino anche un' ampia gamma di utensili, stoviglie, attrezzature per ufficio, giradischi, elettrodomestici etc. che venivano esportati in tutto il globo.

Nonostante il costo del trasporto, i Bing potevano battere la concorrenza dei vari competitors locali grazie alla loro abilità nel produrre, ed ai bassi salari richiesti dalle proprie maestranze.
Uno dei motivi principali del successo degli oggetti in latta era dovuta al fatto che, a quel tempo, le tasse d'importazione dei giocattoli si basavano essenzialmente sul peso della merce.

La Gebrüder Bing si vantava del fatto che i propri prodotti potevano essere acquistati in qualsiasi parte del mondo civilizzato, dal Sudafrica all'Alaska, nei loro grandi magazzini allestiti in diversi Paesi, in grado di fornire pezzi di ricambio e di eseguire riparazioni in loco.

Possiamo tranquillamente affermare che allora la produzione del giocattolo meccanico, pur ottenenuta mediante l’ausilio di macchine e l’operosità di migliaia di persone, era sempre a “a misura di bambino”.
Bing lo tenne sempre presente, e perfezionò il cosiddetto "Nuremberg Style" basato su disegni litografati con fantastici colori, e su un assemblaggio abbastanza sofisticato per quei tempi; ancor oggi definirei i loro prodotti al contempo belli e tecnologici.
Tale metodo di produzione era così valido che rimase in uso fino alla fine degli anni '50.

Nel 1906 Bing aveva showrooms ad Amburgo e Berlino, così come a Londra, Parigi , Milano ed Amsterdam .
Nel 1912 il catalogo della ditta ed il listino prezzi contavano ben 550 pagine; in questo periodo l'azienda impiegava 2.700 lavoratori

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Bing perse i mercati esteri proprio quando aveva raggiunto il suo apice produttivo. Nel 1916 Ives e Gilbert, due società USA appartenenti alla Toy Manufacturers Association, fecero pressioni sul governo per ottenere misure protezionistiche a favore dell'industria statunitense del giocattolo, che era cresciuta in assenza di una concorrenza straniera. Alla fine del conflitto, come risultato, la tassazione sui giocattoli tedeschi salì dal 35 per cento al 70 per cento. Inoltre i salari in Germania aumentarono, così pure l'inflazione ed i costi di spedizione.
Tutto ciò creò un clima decisamente sfavorevole per le esportazioni tedesche

Ignatz Bing morì nel 1918, e nel 1919 suo figlio Stefan divenne direttore generale della società. Il valore del marco scese drammaticamente alla fine del 1920, da qui nacque l'esigenza, per i produttori tedeschi, di vendere spesso sotto costo nei mercati esteri, una mossa che si dimostrò catastrofica per alcune aziende di Norimberga, tra cui anche la Bing .

Nel 1927 Stephan si dimise ed abbandonò la società a causa di gravi divergenze d'opinione con il consiglio d'amministrazione.
Poi la famiglia Bing, che era ebrea, fuggì in Inghilterra per evitare le persecuzioni naziste.

L'azienda subì le conseguenze del crollo della borsa del 1929 che azzerò praticamente la domanda e bloccò la creazione di nuove linee; nel 1932, con troppe azioni sul mercato e pochi acquirenti, e con una riduzione delle esportazioni di giocattoli di due terzi, cessò la produzione e finì in liquidazione nel 1933.

L'impero Bing fu diviso tra un gruppo eterogeneo di imprese rivali che acquistarono gran parte del tooling della società:

- Falk e Krauss rilevò le attrezzature per la produzione dei modelli a vapore.

- Karl Bub quella dei treni a carica manuale e dei treni elettrici, che continuò a produrre fino alla vigilia della WWII

- Fleischmann quella delle navi giocattolo .

Stephan Bing contribuì ad avviare la parte britannica dellaTrix, mentre altri dirigenti exBing fondarono una nuova società dal nome simile: la Trix Express.


I treni Bing possono essere identificati e datati secondo il loro marchio di fabbrica.

- 1882 - 1902 Statua che sostiene uno scudo con le lettere "GBN" ( "Gebrüder Bing Nürnberg")
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- 1902 cerchio con le lettere "GBN"
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- 1902 - 1925 Diamante con le lettere "GBN"
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variante del periodo
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- 1925 - 1934 lettere stilizzate, una B sopra una W (per "Bing Werke")
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nella seconda parte approfondiremo l'argomento treni


Autore: 

crosshead [ mer apr 30, 2014 13:50 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Caro Claudio, il problema è che la memoria storica del fermodellismo sta svanendo; data la mia età (73) ho avuto la gioia di vedere dal vivo questi treni, e la fortuna di ripararne e restaurarne alcuni per conto di facoltosi collezionisti.

Tutto quello che ho appreso in materia lo devo al mio grande maestro Ugo Millul.

E' molto importante tramandare la memoria storica alle nuove leve che, a stento, conoscono solo la recentissima storia di Lima o Rivarossi.

 

I treni Bing


Anche se l'azienda produsse numerosi giocattoli, oggi viene ricordata soprattutto per i suoi treni che possiamo suddividere in quattro distinte categorie:

1) Treni da pavimento, che non essendo motorizzati dovevano essere trascinati con una cordicella, oppure spinti a mano.
2) Treni funzionanti a vapore.
3) Treni con movimento ad orologeria a carica manuale.
4) Treni elettrici.

La fabbricazione delle tipologie 2 e 3 iniziò nel 1880 per quanto riguarda le scale I II III IV.

L'azienda concepì la scala 0 nel 1895, i cui modelli inizialmente erano della tipologie 2 e 3, poi dal 1900 circa anche della 4.

Nel 1920 Bassett-Lowke si inventò la 00, ma come spesso accade quando “ubi maior, minor cessat”, Bing se ne attribuì la paternità (in seguito trattando i marchi inglesi vi descriverò tutta la faccenda), pertanto dal 1921 commercializzò prodotti in detta scala in entrambe le tipologie 3 e 4

Non vi deve meravigliare il dispiego di scale così ampie; in questo caso si deve tener presente che nell'800 la maggior parte degli acquirenti di trenini per bambini erano persone facoltose (dati i prezzi non certamente alla portata di tutte le tasche) che abitavano in grandi case dotate di numerose ed ampie stanze.
Quando nel 900 le metrature degli appartamenti diminuirono drasticamente, e quando la piccola borghesia iniziò ad interessarsi ai trenini, si dovette far ricorso a scale sempre più piccole e meno dispendiose.
Pensate che in Giappone, data l'esiguità delle superfici abitative, praticamente esiste solo la scala N.

Bing non solo produsse treni col proprio marchio in stile tedesco, ma anche altri in stile britannico che furono commercializzati con quello di "Bassett – Lowke" e di "AW Gamage" degli omonimi grandi magazzini londinesi, ed altri ancora per il mercato nordamericano ove esportava e distribuiva in proprio fino all'inizio della guerra WWI.

Negli "States" non furono tutte rose e fiori, perchè entrò inizialmente in competizione con "Manufacturing Company Ives", spesso le due aziende si copiarono modelli ed usarono lo stesso numero di catalogo per i loro prodotti concorrenti, poi con "Lionel" che denigrava sia i treni Ives che Bing, finchè questa non fu estromessa dagli USA sia per motivi bellici che per l'esosa tassazione.

Nel 1921 Bing tentò di riprendersi il mercato statunitense mediante la propria divisione denominata "John Bing" con sede a New York (che finì in bancarotta per debiti al tempo della crisi del 1928), ed attivando una vendita e distribuzione per corrispondenza tramite catalogo Sears, Roebuck & Co.
Ma nel 1925 anche Lionel iniziò ad usare detto sistema e fatalmente Bing ne venne espulsa. La società tentò allora di recuperare fatturato aumentando la propria presenza in Canada, dove si scontrò con alterne fortune con American Flyer.

Come vedete nella storia di Bing non si fa accenno al mercato italiano che nell'800 era praticamente inesistente, e che nei primi 900 contava solo su due aziende nazionali: Cardini ed INGAP (le esamineremo in seguito), mercato che,in ambito globale, tuttora è estremamente marginale.

Non c'è traccia di trenini giocattolo nell'Italia dell'800, tranne che nell'episodio "Il vaporino" pubblicato nel libro "Cuore" (1886) di Edmondo de Amicis, ambientato a Torino tra il 1878 e il 1886, ove leggiamo che il protagonista Enrico possedeva un modellino a carica manuale (molto probabilmente Bing) regalatogli dal padre ingegnere.

Ma vediamo insieme il testo

Il vaporino

10, venerdì
Precossi venne a casa ieri, con Garrone. Io credo che se fossero stati due figliuoli di principi non sarebbero stati accolti con più festa. Garrone era la prima volta che veniva, perché è un po' orso, e poi si vergogna di lasciarsi vedere, che è così grande e fa ancora la terza.
Andammo tutti ad aprir la porta, quando suonarono. Crossi non venne perché gli è finalmente arrivato il padre dall'America, dopo sei anni. Mia madre baciò subito Precossi mio padre le presentò Garrone, dicendo: - Ecco qui; questo non è solamente un buon ragazzo; questo è un galantuomo e un gentiluomo. - Ed egli abbassò la sua grossa testa rapata, sorridendo di nascosto con me.
Precossi aveva la sua medaglia, ed era contento perché suo padre s'è rimesso a lavorare, e son cinque giorni che non beve più, lo vuol sempre nell'officina a tenergli compagnia, e pare un altro.
Ci mettemmo a giocare, io tirai fuori tutte le cose mie; Precossi rimase incantato davanti al treno della strada ferrata, con la macchina che va da sé, a darle la corda; non n'aveva visto mai; divorava con gli occhi quei vagoncini rossi e gialli. Io gli diedi la chiavetta perché giocasse, egli s'inginocchiò a giocare, e non levò più la testa. Non l'avevo mai visto contento così. Sempre diceva: - Scusami, scusami, - a ogni proposito, facendoci in là con le mani, perché non fermassimo la macchina, e poi pigliava e rimetteva i vagoncini con mille riguardi, come se fossero di vetro, aveva paura di appannarli col fiato, e li ripuliva, guardandoli di sotto e di sopra, e sorridendo da sé.

Noi, tutti in piedi, lo guardavamo; guardavamo quel collo sottile, quelle povere orecchine che un giorno io avevo visto sanguinare, quel giacchettone con le maniche rimboccate, da cui uscivano due braccini di malato, che s'erano alzati tante volte per difendere il viso dalle percosse... Oh! in quel momento io gli avrei gettato ai piedi tutti i miei giocattoli e tutti i miei libri, mi sarei strappato di bocca l'ultimo pezzo di pane per darlo a lui, mi sarei spogliato per vestirlo, mi sarei buttato in ginocchio per baciargli le mani - Almeno il treno glielo voglio dare, - pensai; ma bisognava chiedere il permesso a mio padre.

In quel momento mi sentii mettere un pezzetto di carta in una mano; guardai: era scritto da mio padre col lapis; diceva: - A Precossi piace il tuo treno. Egli non ha giocattoli. Non ti suggerisce nulla il tuo cuore? - Subito io afferrai a due mani la macchina e i vagoni e gli misi ogni cosa sulle braccia dicendogli: - Prendilo, è tuo. - Egli mi guardò, non capiva. - È tuo, - dissi, - te lo regalo. - Allora egli guardò mio padre e mia madre, ancora più stupito, e mi domandò: - Ma perché? - Mio padre gli disse: - Te lo regala Enrico perché è tuo amico, perché ti vuol bene... per festeggiare la tua medaglia. - Precossi domandò timidamente: - Debbo portarlo via... a casa? - Ma sicuro! - rispondemmo tutti.

Era già sull'uscio, e non osava ancora andarsene. Era felice! Domandava scusa, con la bocca che tremava e rideva. Garrone lo aiutò a rinvoltare il treno nel fazzoletto, e chinandosi, fece crocchiare i grissini che gli empivan le tasche. - Un giorno, - mi disse Precossi, - verrai all'officina a veder mio padre a lavorare. Ti darò dei chiodi. - Mia madre mise un mazzettino nell'occhiello della giacchetta a Garrone perché lo portasse alla mamma in nome suo. Garrone le disse col suo vocione: - Grazie, - senza alzare il mento dal petto. Ma gli splendeva tutta negli occhi l'anima nobile e buona.


Nella prossima puntata vedremo numerose foto di treni Bing.


Autore: 

Zampa di Lepre [ gio mag 01, 2014 10:49 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Documentario muto del 1933 su una ferrovia modello con funzionamento a molla

http://www.youtube.com/watch?v=Pbq00PuQ92c


   
   

Autore: 

Luìgìgio [ gio mag 01, 2014 11:40 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Zampa di Lepre ha scritto:

Documentario muto del 1933


Ma bellissimo !!!

Chi sa perché, per far partire il primo deve dargli una spintarella..

p.s. cross, oltre che istruttivo, il tuo resoconto e' anche davvero emozionante.

     

Autore: 

crosshead [ gio mag 01, 2014 17:18 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Come promesso, ecco alcune foto di treni Bing racimolate nel WEB scusatemi se alcune sono troppo ampie, ma dovete veder bene i particolari.

catalogo 1902
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Inizio con quelli da pavimento, i cosiddetti "Bodenlaeufer"
questo rosso e nero a strisce gialle era certamente un must per ogni bambino

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questo è un set completo
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Ora vediamo le loco a vapore che soffrivano di due gravi inconvenienti:

1) perdevano acqua perchè le guarnizioni del tempo erano dei colabrodo
2) l'alta temperatura della combustione danneggiava irrimediabilmente le superfici litografate.
Andava un po' meglio con quelle verniciate che potevano essere ridipinte.

Questa è in condizioni strepitose e completa di accessori

A Fine Quality Bing Gauge 1 Live Steam 4-4-0 Locomotive and Tender,
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altre in varie scale

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Bing-Museum_King_Edward_Spur_II
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Bing-Zuege-Storchenbein-Spiritusdampflokomotive-mit-Tender-
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Come avrete ben notato, molte sono in livrea britannica perchè soprattutto agli inglesi piaceva questa tipologia di locomotive

Questa è la visione della cabina, non sto a spiegarvi il funzionamento perchè lo conoscete meglio di me
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fronte caldaia
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Non ho mai avuto l'occasione di riparare alcuna vaporiera tinplate, per vederla in azione mi limito ad usare saltuariamente una modestissima Mamod che regalai anni fa a mio figlio, e da lui mai apprezzata.

Loco Clockwork windup, ovvero a carica con chiavetta.

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Bing Gauge 1 4-4-2 PERCURSOR Tank Loco L&NWR black No.47, Clockwork.
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Questa è stata splendidamente restaurata.

Qui apro una parentesi: esistono due scuole di pensiero

1) coloro che non tollerano alcun restauro: il pezzo deve rimanere nelle condizioni attuali, qualunque sia il danno subito.

2) coloro che, sia pure con alcuni lievi compromessi, vogliono invece riportarlo alle condizioni primigenie.

E' davvero difficile stabilire chi abbia ragione; secondo me si deve valutare caso per caso tenendo ben presente che è impossibile ridipingere la litografia originale, qualche ritocchino si, ma completamente no.

Vi voglio raccontare la storia del restauro più impegnativo capitatomi: tanti anni fa un mio amico mi portò un tram elettrico Bing completamente distrutto, ammaccato, e per di più ridipinto con un orribile vernice gialla.

L'aveva acquistato per poco ad un mercatino appunto perchè era in condizioni disastrose, e voleva riportarlo in vita.
Innanzitutto lo smontai (se volete farlo con i vostri pezzi vi consiglio di prestare molta attenzione alle linguette di ritegno che si infilano negli appositi incastri, sollevatele con una punta di cacciavite protetta da nastro isolante per non rigare le litografie, e non flettetele troppo perchè si spezzano irrimediabilmente), poi sverniciai la carrozzeria con un apposito prodotto da applicare a pennello.

Sotto il giallo apparvero i resti di un color verde pisello e tracce di filettature rosse, pertanto decidemmo di ripristinare lo stesso colore. Con un martelletto da orologiaio e con infinita pazienza raddrizzai il tutto ed eliminai le ammaccature; per riverniciarlo utilizzai la mia fida aeropenna ed i colori Humbrol, mescolando matt e semigloss. Per dare l'aspetto d'invecchiato e marezzato, aggiunsi una punta di nero.

Il problema sorse con le filettature (impossibile per me farle a mano con l'apposito attrezzo del compasso come fanno i mastri inglesi, unici specialisti di quest'arte), e con l'ombrggiature delle lettere e dei numeri. Per mia fortuna tovai delle decals di aerei della Luftwaffe che sembravano fatte ad arte.
Le applicai, poi ricoprii il tutto con leggerissimi strati di semigloss trasparente.

Le ruote e la motorizzazione a 20v erano in buono stato e non richiesero molti interventi, per quanto riguarda la cavetteria, da un amico che riparava radio d'epoca mi feci regalare degli spezzoni coevi ricoperti in tela. Ora il pezzo fa ancor bella mostra nella bacheca del mio amico, e se non siete degli esperti in materia, non vi accorgerete del restauro.

Seguono foto di altri modelli

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Bing George The Fifth 2663 Spur 0
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Bing Spur 0 E-Lok 30er Jahre mit Uhrwerk #561
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I modelli a molla sono i miei preferiti perchè fin da piccolo mio padre, che aveva l'hobby dell'orologeria, m'insegnò a riparare le sveglie, ed i motori dei treni sono proprio simili a quelli delle sveglie.

Qui ve ne mostro alcuni molto semplicistici

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Quelli più complicati e costosi sono dotati di una grande molla avvolta in un bariletto per ottenere una marcia più prolungata, e di un vero e proprio cambio di velocità la cui leva di azionamento sporge dalla parte posteriore della cabina, vicino a quella dell'inversione di marcia. Ovviamente, come tutti gli altri, hanno un freno che può agire sulle ruote oppure sullo scappamento.
Purtroppo non ho trovato una debita foto

Alcuni dei problemi che affliggono questo tipo di motori sono facilmente risolvibili, come ad esempio la rottura della molla (se ne dovete riparare una rivolgetevi alle forniture per orologeria, le migliori ne hanno un vasto assortimento tra cui potrete trovare quella che fa al caso vostro), oppure lo sganciamento della stessa dal proprio ritegno.

Altri, irrimediabili se non siete dotati di particolari attrezzature, si riscontrano nei meccanismi d'infimo ordine quando la ruota dentata principale (planche), collegata all'asse della molla e fatta d'acciaio sottile, muovendosi scava un vero e proprio solco nel pignone (rocchetto) su cui ingrana, a sua volta costruito in tenero ottone, fino al punto da non far più presa e di girare a vuoto.
In questo caso non vale la pena ripararli.

Qui vedete un movimento cheap smontato
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segue


   
   

Termino la disamina Bing ricordando i treni elettrici

Bing Railways
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Bing Electric Trains, mains connection diagram
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la motorizzazione
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Per il mercato americano

Bing's Mechanical Toys, US advert (PopM 1915-12)
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una loco estremamente rozza
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Per quello continentale

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Bing Gauge 1 4-4-0 Loco and Tender L&NWR black QUEEN MARY No.326, 3-rail Electric.
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Bing-18-Volt-Elektrolokomotive-11-881-in-braun
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bing E-lok 1930
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Termino con la già menzionata "Table Railways" in scala 00, che dal 1921 fu disponibile nelle versioni carica manuale ed elettrica

l'impianto ideale
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una confezione immacolata della versione manuale
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le loco

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versione elettrica
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i cataloghi
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gli accessori

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Qui finisce la storia della gloriosa Bing, riserviamole un posticino nei nostri cuori perchè le siamo debitori delle scale 0 e 00.

Nelle prossime puntate tratteremo gli altri "Nürnberger Boys" (ragazzi di Norimberga).


 

KBN - Karl Bub Nürnberg

La storia

L'azienda Karl Bub fu fondata nel 1851 a Norimberga da Sigmund Paul Bub per produrre, nella fabbrica situata in Gostendorfer Hauptstrasse al n.48, varie tipologie di giocattoli di latta (dapprima colorati a mano mediante smalti, in seguito mediante litografia), riproducenti anche mezzi di trasporto.

Oggi è annoverata tra i grandi pionieri del modellismo ferroviario, ma a quei tempi il ruolo non le era riconosciuto perchè comparve in relativo ritardo nello specifico mercato: infatti solo nel 1903 Bub presentò il suo primo treno a molla che correva lungo il pavimento, nel 1905 il primo dotato di binari, e nel 1912 il primo trenino elettrico.
Non costruì mai locomotive a vapore vivo; da segnalare il fatto che fu una delle prime ditte ad utilizzare la pressofusione per forgiare i propri modellini.

I suoi treni realizzati in scala I e 0 nel tipico “Nürnberger Stil“(che ebbe in tutto il mondo una grande influenza sulla qualità della produzione di giocattoli), erano costituiti da locomotive a vapore essenzialmente di rodiggio 2-2-0, da vetture passeggeri e vagoni merci.

Alla morte di Sigmund, Albert Huck che aveva sposato la di lui figlia Emma, assunse la gestione di KBN; costui sviluppò una partnership con Bing, Issmayer e Carette che permise alle quattro aziende di produrre modelli molto simili, che spesso differivano solo nel logo.

Non dobbiamo stupirci di questa promiscuità: per sopravvivere in un mercato congestionato e nel contempo finanziariamente depresso, si doveva ricorrere a fusioni (Schuco), ad alleanze eterogenee ed a fornitori esterni di accessori come “Kindler & Briel” ( Kibri ) di Böblingen e “Carl Bochmann” ( Cabo ) di Dresda.

Heinz, figlio di Albert ed Emma iniziò a lavorare nell'impresa di famiglia fin da giovanissimo, dimostrando un notevole talento nel design dei giocattoli.

Nei primi anni 1920 Bub, che già produceva modelli americani ed inglesi nelle livree di LNWR e GN ed in seguito (1923) LNER e LHS, mise in catalogo locomotive elettriche, copie di prototipi contemporanei tedeschi e svizzeri, funzionanti sia a molla che con la corrente. Dal 1925 in poi anche locomotive a vapore tedesche nel classico stile Reichsbahn standard di Robert Garbe.

Nel 1932 rilevò il tooling di Bing, le sue filiere e la sua organizzazione di vendita: ciò spiega il perchè molti dei prodotti Bub, posteriori a tale data, furono venduti con i marchi congiunti delle due società.

Per mantenere il mercato inglese acquisito da Bing con le sue scale 0 e 00, per KBN più rilevante di quello americano ormai dominato dalle imprese locali, e per ovviare alle conseguenze della crescita delle tasse d'importazione in Gran Bretagna, qui aprì uno stabilimento ad Aylesbury col marchio “KB -Toy”, il suo secondo dopo quello principale di Gostendorfer Hauptstrasse .

Lo fece in stretta alleanza e cooperazione con un altro noto produttore di giocattoli di latta di Norimberga, vale a dire con quell' Ullman che aveva fondato in patria la società “Tippco ( TCO )” , e che in Inghilterra si era rifugiato nel 1930, dove aveva aperto la “Mettoy”.
Nel 1939, con l'inizio della WWII ed il bombardamento delle città inglesi, Heinz Huck ed Ullman vennero entrambi espropriati dal governo britannico.

Bub fu in grado di mantenere bassi i costi di produzione durante il periodo della depressione perché utilizzava lamiera estremamente sottile.

Nel 1934 riavviò la fabbricazione dei modelli Bing per il mercato tedesco, costituita per la maggior parte da bellissimi carri merce (talvolta scopiazzati da quelli di Fandor ed Ives), e da stupende carrozze che ancor oggi meravigliano per la loro squisita fattura.

Raggiunse il massimo splendore nel periodo tra le due guerre mondiali: in quegli anni l'azienda era famosa per i suoi impianti ferroviari completi di accessori, nonché per le sue eccezionali vetture di latta.

Albert Huck scomparve nel 1938 ed Heinz ereditò l'azienda, ma fu costretto a cederla alla “Keim & Co” per evitarne la equisizione da parte dei nazisti.

Durante la guerra, l'intera fabbrica fu completamente distrutta dai bombardamenti aerei, e la produzione fu provvisoriamente trasferita in Elsner Straße 9, vicino alla sede storica di Gostendorfer Hauptstrasse


 


Verso la fine del 1945 Bub riprese l'attività, ed avviò una produzione di treni in scala S (1:64 scartamento 22.5 mm che andava per la maggiore negli USA), ma questa scelta non fu affatto gradita in patria ove non poteva certamente competere con il trend di crescita dell'H0: di conseguenza l'iniziativa fu un completo fallimento commerciale.

L'azienda tentò allora di ricuperare fatturato aggredendo il mercato continentale con prezzi estremamente allettanti. I prodotti Bub furono venduti anche in Italia ed alcuni di voi, miei coetanei, li avranno certamente visti esposti nei grandi magazzini.

Negli anni '50 commise l'errore fatale di ostinarsi ad utilizzare la latta ed il diecast, mentre gli altri concorrenti Märklin, Fleischmann e Trix si erano già convertiti alla più economica e duttile plastica.

Nel 1964 l'azienda fu costretta per il riassetto urbano di Norimberga a trasferirsi in Wallensteinstraße 153.

Sempre nel 1964 progettò di intraprendere una nuova produzione di locomotive nelle scale H0 ed N, dotate di motori sperimentali ideati da Heinz Huck stesso; ma era ormai troppo tardi e la gloriosa Bub chiuse definitivamente i battenti nel 1966.


Nel 2002 Bub è tornata alla ribalta presentando alla Fiera di Norimberga degli articoli nelle scale H0 , 0 ed I. Oggi l'assortimento è imperniato sull' 1:87 .

Alla Fiera Internazionale del Giocattolo del 2009 Bub ha annunciato una nuova linea: la " BUB Classics", dedicata alla riedizione di classici giocattoli di latta prodotti in edizione limitata.


Nel 2002 è comparsa dal nulla una nuova azienda produttrice di trenini in H0 col marchio storico Bub, che però non ha nulla che fare con la vecchia e la nuova Bub: i suoi prodotti sono fabbricati in Cina, anche se la sede si trova a Norimberga .


I vecchi treni Bub, in ottime condizioni, non sono facilmente reperibili, di conseguenza sono molto ambiti dai collezionisti e nel tempo continuano a rivalutarsi. Set completi di questi treni raramente appaiono sul mercato, tranne che nei cataloghi delle case d'asta più prestigiose, allorquando viene dispersa una vecchia collezione.

Anche i cataloghi emessi da Bub sono molto rari, perché come succedeva con altri produttori di Norimberga, questi venivano consegnati in esiguo numero di copie esclusivamente ai rivenditori ufficiali .

Non so se vi sia mai capitato di vedere un modello Bub, comunque, per un'eventuale datazione, vi mostro le tipologie di marchio in ordine cronologico: KB, KBN, KB / BW, KB

1 stile floreale nell'800
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2 dal 900 fino alla fine degli anni '30
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3 dal 1932, quando dopo l'acquisizione del tooling di Bing l'azienda appose il doppio marchio KB / BW. Bing si oppose e denunciò tale pratica, pertanto dal 1937 dovette abbandonarlo e passare al 4 tipo con solo la sigla KB
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4
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Qui finisce la storia della Karl Bub Nürnberg, tuttavia mi resta una grande incognita che nessuno mi ha mai saputo spiegare: ma chi era Karl Bub?


Bibliografia

- Bings Table Railway, Jeff Carpenter, 1996, Diva Publishing, Sawbridgeworth, Herts. CM21 9JX

- Märklin Die kleinen Spurweiten 00/H0, Claude Jeanmaire-dit-Quartier, Carlernst Baecker, Dieter Haas, Archiv Nr. 110, 2. Auflage 1979 Verlag Eisenbahn, Villingen, Schweiz

- Mit Uhrwerk, Dampf und Strom, Gustav Reder, Alba Verlag

- Elektrische Miniatureisenbahnen, Otto’s Bildfibel, Otto’s Fibelverlag, Berlin 1982

- Blechspielzeug. Mechanische Spielwaren aus der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts, P. Ertel, A. Kärner, K.D. Wittmann, Sonderausgabe für Gondrom Verlag GmbH & Co. Kg, Bindlach 1994, © 1991 transpress Verlagsgesselschaft mbH, Berlin

- Modellbahnknüller von damals, Hans Zschaler, Miba Miniaturbahnen 12/2000, S.43 ff

- Die Bub H0-Bahn 2.Teil, Dieter Käßer, Andreas Freund, Tin Toy MAGAZIN Heft 2/96, DK-Verlag, Mannheim

- Karl-Bub Kataloge und Druckschriften


Nella seconda parte analizzeremo le varie tipologie di treni Bub


Autore: 

Luìgìgio [ dom mag 04, 2014 15:18 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Ma nel 1964, ancora dovevano completare il riassetto urbano di Norimberga? Mamma mia, ci hanno messo una vita..


Autore: 

crosshead [ dom mag 04, 2014 16:41 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Si dovette spostare a causa della ristrutturazione dell'intero Plärrer, attuata per favorire la costruzione della metropolitana inaugurata nel 1972

http://translate.google.it/translate?hl ... 6bih%3D590

http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolit ... Norimberga


Autore: 

Luìgìgio [ dom mag 04, 2014 16:58 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Ho frainteso io cross.. Pensavo che ci si riferisse ancora al riassetto urbano del dopo guerra.

Grazie comunque per l'approfondimento fuori programma, interessante ed utile da leggere e conoscere.

Luigi



Autore: 

capolinea [ dom mag 04, 2014 17:56 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Si, ma tutto questo non può evaporare sul forum, andrebbe sviluppato per un articolo, ma che dico, per uno speciale della nostra rivista di riferimento!

Quando parlerai di Cardini, come hai promesso, cui ho dedicato una maquette di ferrovia industriale di fantasia, sappi che ho visto le macchine di stampaggio e di piegatura della banda stagnata litografata, e che potrei anche fotografare, con il permesso della Proprietà, of course. Erano di loro progettazione interna e pure la realizzazione era stata fatta da loro.


Autore: 

crosshead [ dom mag 04, 2014 22:04 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Caro Capolinea, la tua idea mi sembra fantastica, mostraci se puoi tutte le foto, anzi meglio ancora, tratta tu l'argomento perchè i miei appunti in materia sono molto scarni, dal momento che Ettore, come ben sai, fece una sola locomotiva: la 690 17

Che ne pensi?

L'argomento treni di latta è vastissimo, per sviscerarlo dovrei descrivere la produzione ferroviaria di oltre un centinaio di aziende.

Approffitto dell'occasione per chiedere la collaborazione di altri volenterosi.
Insieme potremmo fare grandi cose..............


Autore: 

capolinea [ dom mag 04, 2014 22:34 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


crosshead ha scritto:

tratta tu l'argomento


Beh, cominceremo con le foto, io di Cardini so molto poco, tutto quello che é scritto su un libricino dedicato alla sua Ditta e poco altro. Lo stabilimento é ancora in piedi, a differenza della sorte capitata a quello di Rivarossi. Era un poeta. La sua "giostra delle libellule" é una meraviglia. E poi era un mago del packaging, il camion era confezionato in una scatola che diventava un'autofficina, per la 690 la confezione si trasformava in galleria…
Chiederò dei permessi per le foto.


Autore: 

Luìgìgio [ lun mag 05, 2014 0:28 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


cross io il mio aiuto te lo darei volentieri, ma purtroppo (per me), sono decisamente carente di conoscenza ed informazioni, rispetto all'argomento trattato.
Ed anzi, sto leggendo tutto questo, con gli occhi di un bambino che guarda una bellissima favola illustrata, che non conosceva.

Se posso essere utile in altri modi, contate pure su di me.

Luigi



Autore: 

crosshead [ lun mag 05, 2014 11:02 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Ovviamente, siamo solo agli inizi e dobbiamo terminare la disamina delle numerose aziende di Norimberga.

Colgo l'occasione per invitare i fans dei "Märklin Tinplate Trains" a farsi avanti, a scrivere due righe, a mostraci le loro foto, ed a condividere le loro esperienze.


Disclaimer: non sono né l'autore né il proprietario delle foto che allego, perchè non posseggo alcun modello in latta. Dette foto, pur non essendo di pubblico dominio, sono mostrate in rete “coram populo internettiano". Pertanto ho deciso di mostrarvele non a scopo di lucro, ma a fini culturali.
Quando disponibili, cito volentieri i detentori dei diritti, negli altri casi invito i legittimari, se ritengono lesi i propri, a richiederne la rimozione.

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Fatta questa doverosa premessa, eccoci alle prese con le foto dei treni Bub

Innanzitutto vediamo quelli con movimento a molla.
Mentre generalmente alcuni giocattoli wind-up, come le auto, rilasciano tutta l'energia immagazzinata in in modo quasi istantaneo, altri, come le locomotive, utilizzano ingranaggi e demoltiplicazioni che rilasciano detta energia in modo più controllato, permettendo al treno di muoversi per un tempo più lungo.
Gli ingranaggi ed altri appositi artifizi vengono impiegati per fornire resistenza al moto del dispositivo mediante l'attrito, richiedendo quindi l'applicazione di una forza maggiore per spostare un convoglio lungo i binari.


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Karl Bub O Gauge Train Set consisting 0-4-0

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inserisco le foto di questa loco del 1910 che, se pur in pessime condizioni, ci permette di vederne l'intera struttura


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Locomotive a vapore tedesche nel classico stile Reichsbahn
col doppio marchio
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bub anni 60
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Seguono i treni elettrici


Passiamo ora in rassegna i treni elettrici di Bub, dagli inizi fino a quelli del clamoroso insuccesso della scala S.

1 KARL BUB Dampflok 20 Volt
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Bub-Lokomotiven-Starkstromlokomotive-lithografiert-Karl-Bub-hat-v1911
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Karl Bub () Gauge 1 3-Rail electric 4-4-2
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Le confezioni complete


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Allora nacque la Volkswagen, ma c'era già la Elektrisce Volksbahn
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La scala S


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Permettetemi ora di focalizzare la vostra attenzione sui modelli in scala 00 che possiamo, in fil di logica, considerare come i veri progenitori dei nostri in H0.
Dopo aver rilevato la "Miniature Table Railway" di Bing (Tischeisenbahn) nel 1932, per un certo periodo Bub proseguì la fabbricazione di modelli inglesi, sia windup che elettrici,

Uhrwerklok
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Packung
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poi dal 1936 iniziò a produrre anche quelli per il proprio mercato domestico.


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Tischbahn von 1938-39
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Nel catalogo del 1937 presentò quello che definirei il suo capolavoro: il "Fliegende Hamburger"
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sia in versione vindup che elettrica, in composizione di due o tre sezioni, mirabilmente descritto da Rainer Haug

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notate la raffinatezza della motorizzazione ottenuta migliorando quella già buona di Bing

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Die Ausweichbahn or the JUNCTION RAILWAY
Was ist das?

Eccovi la spiegazione di Gamages

JUNCTION RAILWAY - INTRIGUING AND ENTIRELY NEW
Two trains possesing strong clockwork locomotives, each fitted with a break.
The one train, on entering the station releases automatically the second train,
which runs out of the station in the opposite direction, this continuing until
clockwork runs down.
Included in this magnificent novel train set are two stations, tunnel, signal, signal box, length of oval track and automatic switches.
Obtainable only at Gamages

Gamages
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ausweichbahn
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Karl Bub Ausweichbahn von 1938
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Miniatur-Uhrwerkbahnen Spur 00
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Possiamo quindi considerare l' "Ausweichbahn" come il primo tentativo di automatizzare le primitive versioni di layouts sia a molla che elettrici. Ma le sorprese di Bub non finiscono qui, quardate che cosa si era anche inventato Heinz Huck: die "Drehscheibebahn", una specie di piattaforma girevole automatica.

Drehscheibebahn
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Segue



I rotabili


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00
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Gli accessori




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Cataloghi



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1936

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1938

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Nel 1956 Bub iniziò la produzione di modelli in H0, distribuiti tramite grossisti di giocattoli e società di vendita per corrispondenza come: Bauer, Neckermann, Quelle, Schöpflin, Schwar, ed anche grandi magazzini come: Karstadt, Kaufhof, Migros in Svizzera, e V & S nei Paesi Bassi, e La Rinascente in Italia.

dal catalogo 1962

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Qui finisce la storia della “karl Bub”.


Latta - Tinplate – Tôle – Blech,

tanti nomi per indicare un lamierino di ferro dolce sulla cui superficie è stato depositato un sottile strato di stagno. Il procedimento consente di ottenere oggetti (nel nostro caso trenini) nel contempo dotati della robustezza del ferro, e della resistenza dello stagno all’azione corrosiva esercitata dagli agenti atmosferici.

Queste caratteristiche resero la latta un materiale molto utilizzato per contenere alimenti, per realizzare piccoli oggetti di uso quotidiano e, fino a tempi recenti, per costruire giocattoli.

Il lamierino è ricavato mediante laminazione fino al desiderato spessore (in genere 0,20-0,35 mm); prima della laminazione si esegue un trattamento di decapaggio con acido solforico diluito (4-5%) a 80-90 °C per circa 10 minuti, dopo la laminazione si procede ad un successivo decapaggio in acido più diluito (2%) a 70 °C, per 3-5 minuti, poi a sabbiatura e lavaggio in acqua.

In origine i lamierini venivano stagnati mediante immersione in vasche contenenti stagno fuso ricoperto da uno strato di cloruro di zinco onde impedire l’azione ossidante dell’aria: la quantità di stagno era dell’ordine di 30 g/mq.
Poi dal 1937 si utilizzò il procedimento elettrolitico, che consente di ridurre i tempi di stagnatura e di dimezzare il materiale occorrente (la quantità di stagno è dell’ordine di 10 g/mq), ottenendo così una significativa riduzione dei costi.
Quando lo strato protettivo viene applicato mediante elettrolisi, il lamierino viene definito banda stagnata.

Litografia: come si fa a litografare la latta?

La litografia (" disegno su pietra") è un vecchio processo di stampa basato su reazioni chimiche tra olio ed acqua, inventato nel 1798 dal tedesco Alois Senefelder.

Il funzionamento è estremamente semplice: un particolare tipo di pietra, opportunamente levigata e quindi disegnata con una matita grassa, ha la peculiarità di trattenere nelle parti non disegnate (dette contrografismi) un sottile velo d’acqua, che il segno grasso (detto grafismo) invece respinge.

Passando l’inchiostro sulla pietra così trattata, questo viene respinto dalle parti inumidite, ma trattenuto dalle parti grasse. Al torchio, perciò, il foglio di carta riceve solo l’inchiostro che si deposita sulle parti disegnate e non sulle altre.

E' ancor oggi uno dei migliori metodi per la creazione di accurate stampe artistiche, ma ovviamente non adatto per le grandi tirature, perciò la lastra di pietra (estremamente pesante ed ingombrante) venne sostituita da lastre di zinco.

Tuttavia c'è anche un altro problema: il metodo non funziona molto bene su una superficie non assorbente e perfettamente piatta come latta, proprio per questo motivo i primi trenini venivano dipinti a mano.
La faccenda venne risolta nel 1875 dall'inglese Robert Barclay con l'invenzione della stampa offset, ovvero di un metodo definito planografico perché i grafismi ed i contrografismi sono sullo stesso piano, ed indiretto in quanto l'immagine inchiostrata non viene a diretto contatto con il supporto, ma l'inchiostro viene dapprima trasferito ("offset") ad una piastra ricoperta di gomma, e da questa alla superficie da stampare.

Oggi la cromolitografia offset si esegue con macchine provviste di due cilindri, dei quali uno, ricoperto da uno spesso foglio di gomma elastica, riceve la prima impressione dei disegni o i trasporti dalla pietra, il secondo, che funziona da compressore, preme il foglio di latta contro l'altro permettendo all'immagine di rimanervi impressa.
È logico che trattandosi di un controstampo, disegni e scritte dovranno essere rovesciati, ossia sono diritti sulla pietra, rovesci sulla gomma, e nuovamente raddrizzati sulla latta.

Non offrendo questa una superficie assorbente, i colori seccherebbero in un tempo relativamente lungo e solo dalla parte riversa all'aria, quindi non avendo aderenza al metallo, non avrebbero stabilità. Perciò le lastre di latta inchiostrata vengono essicate per un paio d'ore in forno ad 80 gradi, sotto costante controllo onde evitare la calcinazione dei colori.

Ovviamente tutti questi passaggi debbono essere ripetuti per ogni singolo colore, badando alla perfetta centratura.
A lavoro ultimato, si fa un'ulteriore passata col flatting o con copale, e si rimette per l'ultima volta nel forno a 120 gradi allo scopo di conferire ai colori una durezza pari a quella dello smalto.


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crosshead [ dom mag 11, 2014 15:37 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Doverosa premessa

Solo ieri, mea culpa, sono venuto a conoscenza della nuova policy aziendale per quanto riguarda la pubblicazione di foto non proprie; per questo motivo avevo deciso di non partecipare più all'estensione del thread ed, inoltre, anche perchè mi rendo conto che l'argomernto trattato non è molto coinvolgente.

Tuttavia a farmi cambiare idea, c'è stato l'intervento di un carissimo amico che mi ha suggerito di mettere le fonti di dette foto.
Purtroppo ho creato il mio archivio, di specifche immagini, da oltre un decennio e non mi sono mai preoccupato di inserire gli exif, pertanto mi risulta praticamente impossibile rintracciare TUTTI gli autori o i detentori dei copyrights (cercherò di fare del mio meglio).

Questo archivio serviva a me ed a Ugo Millul come database per la stesura di un volume sull'argomento "treni di latta", ma la sua prematura scomparsa ha vanificato ogni intento.

Però mi son preso l'impegno di onorare il mio amico tramandando alle giovani generazioni quelle nostre nozioni fermodellistiche, maturate nell'arco di oltre sessantanni, che altrimenti andrebbero fatalmente perdute.

Lo scopo che mi prefiggo, per una corretta informazione, è anche quello di correggere le numerose castronerie che potete trovare nel WEB, pubblicate da individui che i treni di latta, non solo non li hanno mai maneggiati, ma nemmeno visti se non in fotografia, e talvolta conosciuti solo per sentito dire.


Nell'attesa della storia della "Georges Carette & Co", godetevi questi filmati

Treno Bing
http://www.youtube.com/watch?v=w00ki22OKK0

Il museo Bing di Freinsheim
http://www.youtube.com/watch?v=U3CzMuLrWQ4


Autore: 

tonymau [ dom mag 11, 2014 19:11 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


crosshead ha scritto:

...anche perchè mi rendo conto che l'argomernto trattato non è molto coinvolgente


Dissento totalmente!
Personalmente, mi sarà difficile partecipare ed intervenire attivamente, semplicemente perchè non posseggo informazioni tali da contribuire esaurientemente a questi scritti. Il mio interesse a questo argomento non è in discussione.

Per la questione immagini, non mi pronuncio, perchè potrei comunque essere frainteso. Dico solo che con un archivio del genere, risulta difficile, se non fatto a suo tempo, risalire ad ogni fonte o singolo autore, ma in questo caso e visto che non vi sono fini lucrosi in ballo, credo che la redazione possa concedersi di gestire la cosa, poi....non son io che prendo le decisioni.

Ritorno dietro allo schermo attendendo il proseguio dell'argomento.

Saluti,
Antonio.


Autore: 

Zampa di Lepre [ dom mag 11, 2014 19:42 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Anche io concordo che l'argomento è estremamente interessante ... oltretutto tutto il lavoro fin qui fatto deve essere valorizzato e trasmesso in qualche modo.

Chiedi alla redazione circa il problema della fonte delle immagini ...

Io ti posso suggerire un trucco "tecnico": con google puoi fare una ricerca per immagini ...

https://www.google.it/imghp?hl=it&tab=w ... CAQQqi4oAg

una volta aperto il link fai clik sull'icona della macchina fotografica, dopodichè o gli passi un link dove l'immagine è disponibile (quelle già quì pubblicate per esempio) oppure gli carichi una tua immagine (ti suggerisco di farne delle versioni rimpicciolite).

Dopodichè se in rete ci sono corrispondenze il motore di ricerca te le elencherà ... a rigor di logica una di queste dovrebbe essere l'origine della tua immagine.

Per favore continua ...


Autore: 

Luìgìgio [ dom mag 11, 2014 19:54 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Mi associo a quanto, secondo me, "opportunamente".. scritto da Antonio e Zampa, ed aggiungo che cross, ha inserito a caratteri cubitali, in testa al topic, proprio nel primo intervento scritto, un Disclaimer molto chiaro e specifico.
Sia in Italiano, che in "Inglesiano".. quindi piu' che appropriato e completo.

Allo stato dei fatti, dunque, non intravedo problemi di ordine giuridico, che non possano comunque e sempre, essere facilmente risolti, senza creare alla Redazione particolare fastidio.

Anzi.

Del resto le nuove regole stabilite dalla Redazione, come ho gia' avuto modo di scrivere in altro topic, non hanno certamente lo scopo di tagliare le gambe alla "divulgazione" informativa.
La posizione della Redazione, e' comprensibilmente legittima. Ma e' sufficiente rispettare quelle poche regole di base, per facilitare il compito della moderazione, ed al momento, mi pare tu lo stia facendo.
Ricordati solo di cercare,
laddove ci riesci e sia fattibile, di collegare il piu' chiaramente possibile il materiale che usi, alle fonti web da cui attingi, ed ai proprietari del diritto.
Il suggerimento di Zampa, non mi sembra male. Prova..

Nella peggiore delle ipotesi, ti verra' chiesto di eliminare eventuali immagini, che possano nel frattempo, diventare potenzialmente oggetto di controversia.
Perché gia' da come ti sei posto, si intuisce chiaramente che le tue sono buone intenzioni, prive di secondi fini, e/o interesse personale rispetto all'argomento trattato.

Suppongo che un topic del genere, non faccia altro che contribuire in modo decisamente importante, sotto il profilo culturale e cognitivo, alla divulgazione di informazioni interessanti ed utili, rispetto alla storia stessa del nostro hobby.

Concludo:

cross, tu sei uno che di solito ha sempre dimostrato di andare oltre i limiti del proprio naso, ed e' per questo che ho imparato ad ammirarti e rispettarti.
Non lasciare che le apparenze traggano in inganno, la tua voglia di fare.
Quello che stai scrivendo, dovrebbe essere per un appassionato di fermodellismo, un qualcosa di molto simile alla lettura della Bibbia per un Cristiano (paragone volutamente enfatizzato).
Di utenza interessata, sono certo ce ne sia tanta. Tuttavia, come vedi.. al di la del fatto che ci sia o meno, siamo ugualmente in parecchi a seguirti, con vero interesse. Magari piu' di quanto tu possa anche lontanamente immaginare.

Luigi


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joker [ dom mag 11, 2014 22:57 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Questo è un plastico da me realizzato con materiale Hornby, Marklin, Lionel e Bub risalente agli anni '30 e '40.
Se la cosa interessa, posso entrare nel dettaglio.
 

Allegati:

Commento file: giocando come facevano i nostri nonni
WPB (126).jpg
WPB (126).jpg [ 122.27 KiB | Osservato 187 volte ]


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joker [ dom mag 11, 2014 23:02 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Questi sono altri miei balocchi della stessa epoca.
Antonio, ne vogliamo parlare?
 

Allegati:

Commento file: vecchi balocchi
F (6).jpg
F (6).jpg [ 174.97 KiB | Osservato 187 volte ]


Autore: 

joker [ dom mag 11, 2014 23:09 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Questo credo sia un Carette.
Antonio, aspetto con ansia la storia di Monsieur George...
 

Allegati:

Commento file: il mio Carette
F (54).jpg
F (54).jpg [ 236.87 KiB | Osservato 187 volte ]

 


Autore: 

joker [ dom mag 11, 2014 23:12 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Questo invece è un plastico anni '50. Tutto Marklin e Pocher


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joker [ dom mag 11, 2014 23:16 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Mi era scappata la foto
 

Allegati:

Commento file: anni '50
t (44).jpg
t (44).jpg [ 101.48 KiB | Osservato 275 volte ]


Autore: 

joker [ dom mag 11, 2014 23:21 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Noooo! Questo è l'altro.
Vediamo se riesco a inserire la foto giusta...
 

Allegati:

Commento file: anni '50
t (36).JPG
t (36).JPG [ 162.59 KiB | Osservato 272 volte ]


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joker [ dom mag 11, 2014 23:25 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


E questo è uno contemporaneo
(il plastico, io invece molto meno...)
 

Allegati:

Commento file: plastico moderno con uomo antico
t (31).jpg
t (31).jpg [ 185.74 KiB | Osservato 272 volte ]


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joker [ dom mag 11, 2014 23:29 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Del resto, il tema era già popolare molti anni fa...
 

Allegati:

Commento file: treni d'autore
t (20).jpg
t (20).jpg [ 106.66 KiB | Osservato 271 volte ]


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crosshead [ lun mag 12, 2014 9:20 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Immagine

Dear Joker, fantastico il vostro ritratto dipinto da Quentin Metsys!

Abbiamo visto il favoloso plastico, ora non puoi assolutamente sottrarti all'impegno di descriverci la tua collezione.


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crosshead [ lun mag 12, 2014 21:28 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Georges Carette & Co


Esaminiamo ora la storia dell'azienda Carette che, come una fulgida meteora, splendette per breve tempo nella galassia dei produttori di giocattoli di latta, lasciando però una traccia indelebile.

Georges Carette, figlio di un meccanico parigino, nacque in Francia nel 1861, emigrò in Germania in quel di Norimberga, e nel 1879 giovanissimo si mise alle dipendenze dei fratelli Ignaz e Adolf Bing. Costoro, ammirati dal suo ingegno, gli proposero di aprire una propria azienda per lavorare come loro contoterzista.
Nel 1886, grazie all'aiuto del padre adottivo tedesco egli inaugurò un'officina in Schillerstrasse 5; gli affari andarono a gonfie vele, e nel 1888 sposò la giovane imprenditrice Margarete Pauline Lederer.

Il partenariato con i Bing durò fino al 1895 quando Georges, che nel frattempo aveva progettato propri modelli e presentato con enorme successo nel 1893 alla World Columbian Exposition di Chicago il primo modello in assoluto di tram elettrico giocattolo, decise di affrancarsi e far loro concorrenza.

Finanziato dal birraio Hope, con Paul Josephstal fondò la Georges Carette & Co società dedita alla fabbricazione di "optische, mechanische und elektrische Spielwaren"("giocattoli ottici, elettrici e meccanici ").

Considero Carette come uno dei più ingegnosi inventori del suo tempo: i suoi studi ed i suoi brevetti hanno avuto una notevole influenza sull'evoluzione degli attuali trenini elettrici, ma non solo, ha prodotto pure un'ampia gamma di modelli d'automobili estremamente realistiche anche giudicandole secondo i canoni attuali, di navi, d' aerei e dirigibili, di macchine statiche a vapore, di articoli per esperimenti scientifici etc.

Possiamo definire il suo design il più elegante, la sua tecnologia la più sofisticata fra tutte quelle che abbiamo visto e che vedremo utilizzate dalla vasta la gamma dei produttori a Norimberga; il suo sapiente uso della cromolitografia ha tramandato ai posteri degli oggetti che ancor oggi ci sorprendono per la loro bellezza, per i vivaci colori, e la nitidezza dei dettagli.

Nel 1907 la rivista inglese "The Model Engineer & Electrician" pubblicò un articolo sulle industrie del giocattolo di Norimberga ed il reportage di una visita alla fabbrica di Carette.
Se cliccate su questo pdf, vedrete delle scene aziendali che mi ricordano una visita alla Märklin nel 1968

http://www.peters-toysteam.se/Carette/t ... -03-07.pdf

i suoi negozi nel mondo (copyrigt New Cawendish)

Immagine

la fabbrica (copyrigt New Cawendish)

Immagine

All' inizio del secolo il socio Paul Josephtal, amico del produttore inglese di articoli ferroviari Wenman Joseph Bassett-Lowke, indusse Carette a creare ex novo modelli di locomotive e carrozze per il mercato britannico, secondo gli elevati standard locali che già richiedevano realismo e fedeltà alla scala.

Prima della WWI, Georges era annoverato tra i più grandi produttori di giocattoli di latta della Germania, nel 1914 dava lavoro a circa 450 persone tra operai ed impiegati.
Tuttavia, avendo voluto mantenere ad ogni costo la cittadinanza francese e nonostante avesse sposato una donna tedesca , all'inizio del conflitto, per evitare guai, dovette fuggire con la moglie e due figli in Francia, mentre la figlia Cunegonda rimase a Norimberga.
La concomitanza dei fatti di essere uno straniero che viveva in Germania e pure proprietario di un'azienda tedesca, lo mettevano a rischio di internamento e di sequestro.

Nell'agosto 1914 la sua impresa venne messa in amministrazione controllata sotto la gestione di Friedrich Pergher; fortunosamente Paul Josephtal riuscì a proseguire l'attività, ma nel 1917, quando anch'egli venne richiamato alle armi col grado di capitano, la società dovette essere chiusa e liquidata.

Nel dopoguerra alla svendita del patrimonio e del know how della società , la maggior parte del tooling fu acquistato dalla Richard Bauer GmbH, una consociata di Bing, le attrezzature ed i disegni delle locomotive e delle carrozze in stile britannico da Bassett – Lowke (che si mise a produrre e vendere praticamente la stessa gamma Carette che prima importava), mentre quelle collegate ai modelli continentali furono rilevate da Karl Bub.

D'allora George Carette è sempre vissuto con la moglie Margarete a Chantilly, una cittadina a nord di Parigi, senza mai più interessarsi di giocattoli (non esiste alcuna documentazione della ripresa dell'attività). Morì all'età di 93 anni l'8 gennaio 1954.



Marchi Carette

- figura alata con le parole: Jouets Fins – Fine Toys - Feine Spielwaren in uso fino al 1895
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- le iniziali della societa: GCCoN ( George Carette Co Nurenberg) applicate sulle macchine a vapore stazionarie 1898- 1904
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- GC & C su tutti i modelli prodotti tra il 1898- 1910
Immagine


- una ruota dentata con all'interno il volano del motore a vapore e le iniziali GCCo N dal 1910 fino alla cessazione della produzione nel 1917
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Bibliografia

- Huber, Rudger: Blechspielzeug. Autos - Motorräder. Weltbild 1995
- Allen, Levy: The Great Toys of George Carette. New Cavendish Books, London, 1975, Faksimile der Ausgabe von 1905
- Baecker, Carlernst / Haas, Dieter / Jeanmaire, Claude / Väterlein, Christian (Hrsgg.): Die anderen Nürnberger - technisches Spielzeug aus der guten alten Zeit, Band 1, Eine Zusammenstellung alter Kataloge der Firmen Karl Bub, Joh. Distler KG, Georges Carette & Cie, Doll & Cie, Frankfurt am Main 1973; Bd. 5, Karl Arnold, Karl Bub, Georges Carette, Moses Kohnstam (Moko), R & GN, Schuco (Schreyer & Co), Frankfurt am Main 1976

Segue


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joker [ mar mag 13, 2014 14:38 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Caro crosshead, complimenti per aver riconosciuto l'autore del quadro che ho ignobilmente
contraffatto: molti lo credono un Van Eyck.
Prego notare che la moglie dell'ex cambiavalute non legge più una bibbia, bensì un catalogo
Marklin del 1961...
Aggiungo una foto del plastico anni '50 in costruzione: niente, in questa immagine, ha meno
di 60 anni (compresi i tre imbecilloni al lavoro)
 

Allegati:

t (12).JPG
t (12).JPG [ 100.7 KiB | Osservato 178 volte ]


Autore: 

joker [ mar mag 13, 2014 14:53 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


A parte gli scherzi,
caro crosshead, ho un ambizioso progetto in via di realizzazione, riguardante anche
il fermodellismo d'antan, e ti invito ufficialmente (insieme a tutti gli appassionati
di vecchi giocattoli) a prendere direttamente contatto con me per vedere se sia
possibile avviare una collaborazione, soprattutto per quanto riguarda la
documentazione storica relativa alle aziende costruttrici e ai singoli modelli.
 

Allegati:

Commento file: cucù settete!
t (32).jpg
t (32).jpg [ 73.01 KiB | Osservato 173 volte ]


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joker [ mar mag 13, 2014 15:17 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Il mio progetto prevede la costruzione di sette plastici ferroviari relativi a periodi diversi della storia del
fermodellismo: anni '20. anni '30, anni '40/'50, anni '60, anni '70, anni '90 e anni 2000, in scale diverse, tutti realizzati con materiali e tecniche costruttive rigorosamente d'epoca.
Quattro di questi plastici sono già pronti. Gli altri seguiranno...
Se a te o a qualche altro frequentatore di questo blog interessa sapere dove questi plastici (e ii
resto della mia collezione di 4.000 giocattoli) andranno a finire, non avete che da chiedermelo
 

Allegati:

Commento file: vecchie glorie in movimento
WPB (101).jpg
WPB (101).jpg [ 104.86 KiB | Osservato 171 volte ]


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Luìgìgio [ mar mag 13, 2014 15:19 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


joker ha scritto:

e ti invito ufficialmente (insieme a tutti gli appassionati
di vecchi giocattoli) a prendere direttamente contatto con me per vedere se sia
possibile avviare una collaborazione


Strike !!!

Dunque possiamo aspettarci non solo che il topic prosegua la sua mission, ma che addirittura la possa ampliare. E allora cross.. ci diamo dentro? :wink:


Autore: 

crosshead [ mar mag 13, 2014 21:40 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Oggi avrei voluto mostrarvi la finezza dei modelli Carette, ma non mi sono ancora arrivate le autorizzazioni scritte per le foto: speriamo in bene.........

Per Joker, sono a completa....esposizione, però devi mostrarci i tuoi modelli preferiti e raccontarci la loro storia.

3 riprese strettamente riservate ai più depravati.............

- The Little Trains of my childhood
A compilation of various layouts recorded in 2010 that illustrate the toy trains from 1930 to 1960.
http://www.railtv.fr/Players/RunVideo.aspx?Id=4097

- Tinplate Rhapsody
https://www.youtube.com/watch?v=dC2nWUO4LIM

- 0 gauge train layout in garage
https://www.youtube.com/watch?v=yRszCj3fqJ8


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joker [ mer mag 14, 2014 11:30 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Ecco a voi: plastico anni '80, 40 metri quadri. Peccato che con questa infima risoluzione
si debba tirare a indovinare...
 

Allegati:

Commento file: plastico anni '80
t (11).jpg
t (11).jpg [ 98.66 KiB | Osservato 104 volte ]


Autore: 

joker [ mer mag 14, 2014 11:33 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Ma non vi interessa sapere dove andranno a finire tutti questi plastici?
Suvvia, chiedetemelo, così ve lo dico...
 

Allegati:

Commento file: Non si smette di giocare perché si diventa vecchi: si diventa vecchi perché si smette di giocare.
Io non ho mai smesso. E vpi?

t (1).jpg
t (1).jpg [ 50.82 KiB | Osservato 103 volte ]

  


Autore: 

crosshead [ mer mag 14, 2014 14:45 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Caspita una collezione di 4.000 pezzi!
Vuoi far concorrenza a Giansanti Coluzzi ?

Hai letto il suo: "The Trains on Avenue de Rumine"
recensione del New York Times
http://www.nytimes.com/1984/01/25/books ... 99274.html

Immagine

Immagine

All images are copyright Junktion Antiques 2013


A proposito di trenini, leggete cosa scrisse Vincenzo Zaccagnino sul Corriere della Sera del 29 gennaio 2001 a pag. 22 nel suo articolo intitolato: " I trenini elettrici diventano digitali Rinasce la passione tra i quarantenni. E a bordo arrivano le microtelecamere"

"«La stanza con il plastico per il trenino elettrico fa parte dell' habitat di molte residenze nobiliari - dice Gaddo Della Gherardesca -. Ricordo gli splendidi impianti di Carlo Brandolini D' Adda e di Costantino Ruspoli. Anch' io mi ci dedicavo, quando avevo più tempo. Siamo comunque divisi in due correnti di pensiero: da una parte i cultori dei trenini tedeschi Märklin, dall' altra i difensori dell' italianissima Rivarossi».

Una passione, quella per i trenini elettrici, nata negli italiani negli anni '60 e che ora sembra avere un improvviso ritorno di fiamma. Anche se molto è cambiato da allora: perché i ragazzi di quegli anni sono diventati grandi e l' interesse per i trenini non è più solo un gioco, ma una passione adulta. E i locomotori sono diventati gioiellini elettrici dotati di strumenti digitali sofisticati. Un fenomeno in crescita, dunque, tra quarantenni in carriera e pensionati. Molti i collezionisti puri, che acquistano locomotive e vagoni, anche come forma di investimento.

L' ELETTRONICA
Se da un lato l' avvento dell' elettronica ha allontanato i più piccoli dal trenino, dall' altro ha avvicinato gli adulti. Chi realizza un plastico dispone oggi di soluzioni sino a poco tempo fa impensabili. Tutte le maggiori case hanno infatti in produzione i modelli di tipo digitale. Un tempo, dando corrente, si riusciva a comandare un solo trenino negli impianti a corrente continua e due in quelli a corrente alternata, che possiedono la terza rotaia di contatto. Oggi, con il sistema digitale, sullo stesso binario si possono far camminare, in modo indipendente, quante motrici si vogliono. Ma non basta, perché la Märklin ha realizzato perfino una microtelecamera installata sul trenino che consente di vivere in diretta la sua corsa su uno schermo televisivo e di registrare in video i viaggi.

I COSTI
Non occorre a vere una fortuna per entrare nell' affascinante mondo dei trenini. A patto di evitare i modelli numerati per collezionisti. Una confezione base costa dalle 250 mila alle 350 mila lire. Aggiungendo altri elementi base come binari, scambi, segnali, elementi di paesaggio, si ha, per 3 milioni di lire, un plastico accettabile, con un anello in pianura per treni veloci e una montagna centrale dove far arrampicare un locale. Se si usa materiale rotabile italiano della Rivarossi o della controllata Lima, si resterà su budget piuttosto bassi. Il famoso Pendolino costa 260 mila lire, il nuovissimo locomotore Fs E412 360 mila, una motrice diesel da manovre 160 mila, i vagoni-passeggeri intorno alle 70 mila e i carri-merce 40-50 mila. Né va dimenticato che alcuni negozi hanno una sezione usato, dove si trovano ottime occasioni a prezzi dimezzati. Se poi si vuol dare una nota d' internazionalità, si può comprare il Cisalpino per Ginevra con 450 mila lire e il Tgv per Parigi con 390 mila.

IL MITO
E' il Coccodrillo il locomotore più famoso al mondo: un modello svizzero a 16 ruote che, dagli anni Trenta fino al secondo dopoguerra, trainava i convogli merci sul Gottardo. La versione 2001 viene venduta a 660 mila lire, ma sul catalogo della Koll' s la quotazione della serie del 1947 arriva a 10 milioni a pezzo. La casa tedesca ha realizzato anche una serie limitata e numerata in platino. Costo proibitivo: 65 milioni.

I PERSONAGGI NOTI
Sono molti e illustri, soprattutto nel passato. Fra i capi di Stato vanno ricordati Ronald Reagan, il kaiser Guglielmo II, l' imperatore d' Austria Francesco Giuseppe e il presidente della Repubblica italiana Giovanni Gronchi, il quale riservò un' intera sala del Quirinale al suo plastico. Oggi la lista degli appassionati annovera, fra gli altri, l' ex pilota di Formula Uno Riccardo Patrese, Renato Zero, Peppino di Capri, Sergio Endrigo. Ma anche molti parlamentari.

L' INVESTIMENTO
Industrie, e soprattutto artigiani, producono modelli di grande qualità, a prezzi, ovviamente, alti. Nel mercato sono entrate anche le borse-scambio e le aste di Christie' s e Sotheby' s, dove alcuni pezzi sono battuti a cifre da capogiro. Viene citata, in proposito, l' asta della collezione di trenini dello scomparso conte Coluzzi Giansanti, che ha fruttato tre miliardi di lire.
E una cifra simile è anche la stima del furto denunciato in questi giorni dall' avvocato romano Federico Baldoni. I ladri hanno infatti rubato la sua collezione di trenini.

Alcuni pezzi d' epoca raggiungono i 100 milioni di lire, soprattutto se perfettamente funzionanti, se costruiti tra le due guerre mondiali e dotati della confezione originale. Senza scatola, il prezzo si dimezza. Ogni anno, in Germania, viene pubblicato un catalogo di tutta la produzione Märklin con le quotazioni aggiornate. Sfogliandolo, si trova il modellino di una locomotiva inglese a vapore, E-800 Lms, costruito nel 1938, quotato a 80 milioni di lire.

Un consiglio per chi ha dimenticato in cantina il trenino con cui giocava da ragazzo: tiratelo fuori, rimettetelo in sesto e fatelo stimare. Potrebbe essere un affare a sorpresa, a meno che non rinasca la voglia di ridare vita a un' antica passione. "


Autore: 

joker [ gio mag 15, 2014 11:26 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Non scerziamo! Giansanti Coluzzi era un miliardario. Io sono un giornalista in pensione.
Però l'accostamento mi fa venire in mente di quando, anni fa, andai a visitare il museo Baumgartner a Mendrisio.
Non so se lo sapete, ma a Mendrisio, ridente localita' affacciata sul Lago di Lugano, c'era un vecchio pastificio ormai in disarmo. Un petroliere svizzero in pensione l'ha comprato e l'ha fatto ristrutturare in modo da sistemarvi la sua collezione di trenini, che occupa tre piani per complessivi 2.500 metri quadrati di esposizione.
All'inizio della visita, io ero euforico. Additavo a mia moglie le centinaia di modelloni - di cosi' grandi lei non ne aveva mai visti - e spiegavo che erano tutti fatti a mano e costavano svariate migliaia di euro ciascheduno. Poi ho esaminato i sei o sette plastici - ce n'e' anche uno pensile, nel senso che e' proprio appeso a mezz'aria e ci girano sopra dei vagoni grossi come dei forni a micro-onde - e mi sono un filo incupito.
Quando poi siamo scesi al piano inferiore e ho visto l'impianto in scala 1 da 300 metri quadri in stato di avanzata costruzione (oggi è finito e funzionante) e l'intera produzione Marklin di ogni epoca allineata nelle vetrine circostanti mi sono definitivamente sconfortato. Mia moglie ha cercato di tirarmi su facendomi presente che non si puo' competere con un petroliere, e perdipiù svizzero, ma per il resto della giornata mi sono sentito un po' frustrato...
(continua)
 

Allegati:

Commento file: non colleziono solo trenini
t (5).JPG
t (5).JPG [ 117.66 KiB | Osservato 519 volte ]


Autore: 

crosshead [ gio mag 15, 2014 18:50 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


In attesa della prosecuzione dell'avvincente racconto di Joker, terminiamo la disamina di Carette osservando alcuni pezzi della sua pregevole produzione, ma "dura lex, sed lex" nessun autore intepellato si è ancor preso la briga di concedermi il permesso di inserire le sue foto, pertanto mi limito a mettere solo i links

Carrozze Carette scala 2 aste Vectis

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

Carri Carette scala 2 aste Vectis

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... ction=6580

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewAuctio ... 0&Start=20

Carette scala 1

http://www.vectis.co.uk/Page/ViewAuctio ... ction=6582


Locomotive


Qui trovate l'affascinante storia del restauro della Patrick Stirling's GNR 4-2-2 "Stirling Single"

-
http://www.brightontoymuseum.co.uk/wiki ... Carette%29

- Carette Gauge 1 Clockwork 0-4-0 Saddle Tank
http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... Section=27

- Toy locomotive, tender loco 2-2-0, Carette
http://www.powerhousemuseum.com/collect ... ?irn=44968

- Live Steam Locomotive by Carette Gauge I, c. 1912
http://www.liveauctioneers.com/item/26193302

- Carette O Ga 969/35 Clockwork Peckett Tank Loco
http://www.liveauctioneers.com/item/5857719

- Carette 1 Gauge Lithographed Hand Painted Station
http://www.liveauctioneers.com/item/5857723

A chi volesse approfondire l'argomento, consiglio la lettura di due volumi scritti da Udo Becher, con la collaborazione di Werner Reiche

- Bodenläufer, Spielbahn, Supermodell. So funktionierten die alten Modellbahnen

- Alte Modellbahnen - Geschichte, Bauteile, Konstruktionen

Un vero e proprio tesoro per gli amanti dei vecchi trenini, ma anche per tutti i modellisti che sono interessati alla storia del loro hobby. In entrambi i testi viene spiegata l'evoluzione della tecnologia costruttiva dei vecchi trenini a partire dal 1890 fino al 1936

alcuni disegni da "Bodenläufer, Spielbahn, Supermodell. So funktionierten die alten Modellbahnen", per vederli fate scorrere la pagina.

http://www.ebay.com/itm/EVOLUTION-TECHN ... 7675.l2557


Nella prossima puntata vedremo la storia di Johann Andreas Issmayer


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Giobic [ ven mag 16, 2014 14:29 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Qualche altra foto:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid ... =3&theater

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https://www.facebook.com/photo.php?fbid ... =3&theater

https://www.facebook.com/photo.php?fbid ... =3&theater


Autore: 

crosshead [ sab mag 17, 2014 15:06 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Johann Andreas Issmayer ( JAJ )

Johann Andreas Issmayer ebbe la fortuna di nascere nel 1832 in una famiglia che già si dedicava alla produzione di giocattoli, superata la trentina, dopo aver appreso tutto quello che c'era da imparare a quel tempo, decise di mettersi in proprio e nel 1861 fondò un' azienda tutta sua a Norimberga la: Johann Andreas Issmayer ( JAJ ).

Johann Andreas ebbe la giusta intuizione di assumere il fratello Johann Konrad assai più abile di lui nella progettazione dei modelli. Entrambi fino al 1879 si dedicarono essenzialmente alla realizzazione di giochi per bambine come stufe, attrezzi per mini cucine, animali semoventi e semplici giocattoli di latta, poi ebbero l'idea geniale di produrre i primi veri binari per la nascente industria del fermodellismo.

Questi binari, assai rozzi secondo il modo moderno di giudicare, sono costituiti essenzialmente da delle barrette di latta ripiegata, tenute insieme mediante delle traversine fatte anch'esse dello stesso materiale e sono assemblati in sezioni diritte o curve, che possono essere unite tra loro mediante dei perni montati alle estremità delle rotaie.

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Con solo due tipologie di armamento si poteva costruire una configurazione ferroviaria a forma di anello, ed in seguito ampliarla con l'acquisto di ulteriori sezioni.

Ad Issmayer dobbiamo quindi riconoscere il merito di aver inventato il sistema di binari dai quali derivano quelli odierni, ed a Märklin il merito di averli perfezionati aggiungendo gli scambi e gli incroci.

Dai binari per logica consequenziale si passò alla fabbricazione di locomotive, di vagoni e di una vasta gamma di accessori ferroviari, ed inoltre anche a quella di automobili e di altri veicoli a motore .
A partire dal 1870 Issmayer, come del resto fecero anche gli altri costruttori tedeschi, utilizzò a tutto spiano il nuovo metodo d'assemblaggio dei giocattoli di latta che consisteva nel ripiegare le linguette dello stampo negli appositi fori, sia per eliminare la necessità di fare delle saldature, e sia per semplificare ed accelerare la produzione.

La Issmayer era un'azienda di piccole dimensioni, e non aveva un' adeguata organizzazione commerciale per esportare le proprie realizzazioni come facevano i giganti Bing, Carette e Märklin .
Pertanto, per espandersi, dovette affidarsi alle loro strutture; di conseguenza molti dei treni fabbricati da Issmayer furono venduti nei mercati esteri col marchio di altri ed oggi, se non si è abbastanza esperti, non è molto facile distinguere la loro reale provenienza.
Curiosamente le locomotive a vapore vivo erano maggiormente richieste dagli acquirenti continentali, mentre le versioni con carica a molla da quelli statunitensi.
A complicarci l'identificazione sopraggiunse nel 1914 la partnership con Bub e Carette; secondo l'intesa le tre aziende commercializzarono treni di latta del tutto simili, che differivano solo nel logo.


Johann Andreas Issmayer si spense nel 1922 all'età di 90 anni . Suo figlio George White Berger che nel frattempo aveva rilevato l'azienda non gli sopravvisse a lungo, morì infatti solo dopo quattro anni nel 1926. Suo genero August Weissenberger assunse l'amministrazione migliorandone ulteriormente i risultati economici, tuttavia il destino della JAJ era ormai segnato perchè, a causa della perdurante crisi economica tedesca, l'impresa non aveva più un mercato interno e dipendeva totalmente dalle esportazioni.

Nel 1932 la depressione globale e l'avvento del nazionalsocialismo ostacolarono il trasferimento all'estero dei giocattoli germanici, la cui produzione nel 1931 era già calata del 40%.
Per una lunga serie di motivi la Issmayer cessò la produzione nel 1933, e dopo una lenta agonia nel 1934 chiuse definitivamente i battenti.
La malasorte si accanì persino contro la fabbrica che, non trovandosi specifici acquirenti, nel 1937 fu ristrutturata, riconvertita e suddivisa in vari appartamenti .
August Weissenberger spirò nell'agosto 1952 all'età di 63 anni .

I loghi


dal 1870 fino all'inizio 1900
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1900 - 1926
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dal 1926
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E' sopravvisuta una scarsissima documentazione cartacea della produzione Issmayer, a chi volesse approfondire l'argomento suggerisco la lettura dell'esaustivo volume di Michael Bowes “Issmayer Trains"

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foto

http://p2.la-img.com/227/2099/901942_1_l.jpg


http://p2.la-img.com/227/2099/901894_1_l.jpg


http://www.dakotapaul.com/pics1/P2080209.jpg


http://p1.la-img.com/27/44988/20112162_2_l.jpg

Issmayer 4-piece train set
http://www.liveauctioneers.com/item/901886

Fine Issmayer

Prossima documentazione: Kellermann CKO


Autore: 

crosshead [ lun mag 19, 2014 10:39 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Finora abbiamo ammirato dei treni che erano già costosi anche ai loro tempi (infatti non tutte le famiglie se ne potevano permettere l'acquisto), con i quali i bambini non potevano giocare se non sotto la sorveglianza di un adulto; tuttavia ciò non deve indurci a credere che il possesso di un trenino fosse una prerogativa esclusiva delle classi sociali più agiate.
Anzi tutt'altro, gli industriali producevano treni di latta alla portata di tutte le tasche, per i meno abbienti fabbricavano i cosiddetti “Penny Toys”, ovvero giocattoli da un centesimo, che nel secolo scorso venivano venduti essenzialmente dai commercianti ambulanti.

L'impiego della cromolitografia Offset, ampiamente disponibile a partire dal 1889, permise di produrre in gran serie trenini a buon mercato (privi di qualsiasi tipo di motorizzazione), usando lastrine di latta prestampata che venivano poi assemblate al proprio domicilio da operai non specializzati.

I trenini Penny Toys riscossero fin da subito un enorme successo perchè i bambini li potevano tranquillamente distruggere, senza suscitare patemi d'animo nei genitori; ancor negli anni “70 erano facilmente reperibili sulle bancarelle dei mercatini rionali e delle varie sagre paesane.

Io stesso ho giocato negli anni “40 e primissimi “50 con le Penny-loco dei tedeschi Arnold, Distler, Kellermann, e degli italianissimi Alemanni, Lollini, Sirio Ferrari (spero di ottenere il permesso di inserire le relative foto), che costavano veramente poco: si acquistavano con una o due banconote da 5 o 10 lire.

Fino al 1950 con queste

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fino al 1952 con queste

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Negli anni “60 comparvero i penny made in Japan di Masudaya, Dott G.R., di Kanto etc.

Molto curioso il “ Napoli Express” di Dott G.R.

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che però erano più cari: costavano 100 lire circa,

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nei “70 nelle bancarelle potevate comperare con 500 lire i plasticini russi di LMF (Lenin Memorial Factory) o di LMW (Leningrad Metal Works) a carica manuale,

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oppure le loco cinesi di Fairylite funzionanti a frizione.

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Oggi questi pezzi hanno assunto un'aria di rispettabilità, perchè sono molto ambiti dai collezionisti e, nel tempo, alcuni vecchi e rari Penny Toys si sono rivalutati fino a superare di ben 200.000 volte il loro prezzo iniziale.

Segue Kellermann

Ma dov'è finito Joker?


Autore: 

joker [ lun mag 19, 2014 11:57 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Sono qui, caro crosshead, sempre più ammirato per la quantità e la qualità del materiale informativo che ci metti a disposizione. Sarei onorato di fare le tua conoscenza: dai, prendi direttamente contatto con me, che ci scambiamo i rispettivi indirizzi.
Perché – riprendendo il discorso da dove lo avevo lasciato, ovvero al museo Baumgartner di Mendrisio – dovete sapere che a quell’epoca, una ventina di anni fa, ero ben lontano dall’immaginare che un giorno avrei provato a fare concorrenza a quella illustre istituzione.
Allora ero già un discreto collezionista, sia di trenini che di modelli di automobili, che acquistavo in giro per il mondo, dove mi portava il mio mestiere di giornalista. Collaboravo anche con il vecchio Erminio Madscherpa, scrivendo sciocchezzuole sulla rivista I Treni.
L’appetito vien mangiando, e per un altro decennio ho continuato ad accumulare balocchi vari, finché la scoperta di E-Bay mi ha aperto un mondo di offerte allettantissime, alle quali non ho saputo dire di no. La collezione ha preso a svilupparsi in misura esponenziale, finché ha cominciato a straripare dai due appartamenti che avevo.
Andato in pensione, e venuta meno la necessità di abitare in città, ho pertanto deciso di procurarmi una nuova residenza in un luogo più sano ed ameno, dove stabilirmi insieme ai miei trastulli. Essendo toscano, ho battuto la mia regione di origine alla ricerca di un luogo adatto, ovvero un bel casale con un annesso agricolo, tipo stalla o fienile, in cui alloggiare i giocattoli.
In Toscana i prezzi erano allucinanti, per cui sono passato in Umbria, e quindi nelle Marche, che non conoscevo bene, ma che mi sono subito piaciute un sacco. Ho passato in rassegna centinaia di offerte su internet, ho selezionato quelle migliori e ho visitato 52 immobili, da Tavullia a Monte Prandone, finché, dalle parti di Jesi, mi sono imbattuto in una bella casa padronale dei primi del Novecento, sotto alla quale, adagiato lungo il pendio della collina, era stato costruito nel 1975 un edificio destinato ad accogliere una fabbrica di maglieria.
In totale, circa 1000 (mille) metri quadri: 300 di comoda abitazione e 700 di spazio per i giocare: poteva bastare! Ho deciso di acquistarlo, e per sapere se stava in piedi mi sono rivolto ad un amico che stava restaurando la sua casa nei paraggi, e gli ho chiesto di prestarmi il suo architetto per fare una perizia preventiva.
L’esame ha dato esito positivo, ma il caso ha voluto che l’architetto fosse specializzato in musei. In vita sua aveva lavorato sempre in questo campo, realizzando fra l’altro a Macerata un bellissimo Museo delle Carrozze.
Da questo fatale incontro, e visto lo spazio a disposizione, è nata, due anni fa, l’idea di allestire un vero e proprio museo del giocattolo…
(continua)
 

Allegati:

Commento file: questo è del 1903
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Autore: 

max63 [ mar mag 20, 2014 8:41 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Questo thread, per il quale ringrazio l'autore e chi vi ha collaborato, è senza ombra di dubbio il più interessante, appagante e culturalmente imperdibile che abbia mai letto sul forum, vi prego di continuare e prego joker di farci sapere quando sarà aperto al pubblico il suo "museo" :wink:
Grazie!

Massimo


Autore: 

nicvoci [ mar mag 20, 2014 12:57 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Sono in sintonia con quanto sopra. Argomento interessantissimo e culturalmente appagante!
Mi ritrovo possessore di un treno di latta dellal Modern Toys. Anni 60...
Sgarrupato ma conservato con tanto affetto. Ricomprato su internet per rabbia...

Anch'io dedicherò una stanza di casa per il mio 'Museo del giocattolo'.
Già progettato tutto. Al centro una poltrona girevole per gustarmi lo spettacolo.

Ciao a tutti!


Autore: 

Zampa di Lepre [ mar mag 20, 2014 13:48 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


nicvoci ha scritto:

Al centro una poltrona girevole per gustarmi lo spettacolo



Con motorizzazione analogica o DCC ??? :shock:

 

Autore: 

crosshead [ mar mag 20, 2014 15:13 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


nicvoci ha scritto:

Mi ritrovo possessore di un treno di latta dellal Modern Toys. Anni 60...
Sgarrupato ma conservato con tanto affetto. Ricomprato su internet per rabbia...
Ciao a tutti!




Caspita, nicvoci, hai un trenino di Masudaya!

Masudaya, oggi meglio conosciuta come " Modern Toys ",

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è la più antica fabbrica di giocattoli del Giappone, e per certi versi anche del mondo.
Fu fondata a Tokio nel 1724, nel periodo post bellico WWII divenne l'azienda lider nella costruzione di giocattoli sia meccanici che di quelli funzionanti a batteria; ancor oggi è famosa per i suoi robots molto ambiti dai collezionisti.

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Al contrario di quel che fatalmente accadde alle altre industrie giapponesi costruttrici di giocattoli tinplate, ancor oggi è viva e vegeta, anche se ovviamente non utilizza più la latta.

Il sito


http://masudaya.wix.com/masudaya


Autore: 

nicvoci [ mar mag 20, 2014 22:22 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


@Zampa di Lepre: semplice poltrona con motorizzazione "a tacco di scarpa" :D

@Crosshead: mizzica che pedigree! E' la locomotiva verde, tipo far-West, che sovente si vede nelle aste. A batteria. Movimento 'random'.

Sempre grazie per questo thread!

Ciao a tutti!


Autore: 

crosshead [ mer mag 21, 2014 18:02 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


E' la Western Special col movimento mistery?

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Autore: 

joker [ mer mag 21, 2014 18:42 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Riprendo da dove ci eravamo lasciati:

Il concetto di base è il seguente: Non si smette di giocare perché si diventa vecchi. In realtà si diventa vecchi perché si smette di giocare.
Il segreto per rimanere giovani, quindi, è semplice: continuare a frequentare i giocattoli. E a tale scopo abbiamo progettato MUSEOGIOCANDO, ovvero la caverna dei nipotini di Alì Babà, nella quale sia possibile non solo ritrovare quegli stessi balocchi che un tempo avevamo, e recuperare così la magia della nostra infanzia, ma anche incontrare gli altri trastulli che hanno fatto la gioia di tutti gli umani che hanno avuto la fortuna di essere bambini, in ogni tempo e in ogni luogo.
Abbiamo avuto l’ardire di immaginare non un Museo Tradizionale, statico e silenzioso, dove i reperti rimangano preclusi ed immobili, bensì uno spazio in cui buona parte del materiale esposto funzioni realmente (o virtualmente, in una ricostruzione digitale) e i vecchi giocattoli tornino ad essere concreti strumenti del gioco per il quale erano stati concepiti. Un ambiente in cui non solo si vedano ancora correre i trenini e le automobiline che erano familiari a noi, ai nostri padri o ai nostri nonni, ma dove sia consentito di tornare a giocarci, proprio come quando noi e loro eravamo piccoli.
Nei circa 700 metri quadri di superficie destinati alla realizzazione del progetto MUSEOGIOCANDO saranno ospitati gli oltre 4.000 pezzi della collezione accumulata dal sottoscritto, frutto della mia passione per il modellismo e di una quarantina d’anni di ricerche in vari parti del mondo, a margine della mia lunga attività di giornalista dell’agenzia ANSA.
Gli oggetti destinati ad essere esposti a MUSEOGIOCANDO appartengono a diverse tipologie: giocattoli d’epoca (circa 300), modelli statici di auto e treni (circa 3.700), diorami (tre) e ferrovie in miniatura (sette grandi plastici).
Pochi di questi oggetti appartengono alla categoria che i collezionisti chiamano “Mint and boxed”, ovvero intonsi e con la confezione originale. Quasi tutti mostrano le tracce di un uso anche intenso, e noi li preferiamo, perché pensiamo che un giocattolo che non abbia avuto il suo bambino non sia un vero giocattolo. Per la stessa ragione ancor meno sono gli esemplari che per intrinseco pregio o per la loro rarità hanno oggi un rilevante valore commerciale: perché si tratta di oggetti che non possono essere più (o non sono mai stati) destinati al gioco.
 

Allegati:

Commento file: vecchio e un po' arrugginito...
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joker [ mer mag 21, 2014 18:43 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Bello, il MASUDAYA!


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nicvoci [ mer mag 21, 2014 20:47 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


crosshead ha scritto:

E' la Western Special col movimento mistery?

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Si. Quella in foto e' 'la mia'.
La sorella intonsa ha anche un vomere in plastica rossa.
Il movimento 'mistery' e' accompagnato dall'accensione del duomo (lampadina sottostante la plastica bianca) e la parte anteriore della caldaia, col fumaiolo, si muove avanti e indietro.

Mi prenoto anch'io per una visita da joker!

Ciao, vecchi bambini come me!


Autore: 

crosshead [ gio mag 22, 2014 14:25 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Kellermann CKO



Georg Kellermann (1881 – 1931) imprenditore di Norimberga, trascorse i primi anni della sua attività lavorativa presso la ditta
Karl Bub, ove fu assunto come apprendista; dopo aver maturato una grande esperienza nella fabbricazione dei giocattoli di latta, grazie alla sue notevoli capacità trecniche, divenne dapprima caporeparto, e poi fu nominato responsabile dell'officina di produzione.

Addestrò molti operai, tra i quali voglio qui ricordare quel Johann Einfalt, che in seguito (1922) avrebbe fondato col fratello Georg la GEN “Gebrüder Einfalt Nürnberg" ( Technofix).

La sua fama era tale che fu conteso da numerose industrie locali, ed egli non seppe rinunciare alle lusinge di Johann Distler che, d'apprima lo assunse come capotecnico, e poi lo promosse direttore di produzione.

Finalmente nel 1910, sentendosi ormai pronto per il grande passo, aprì un' attività in proprio fondando la “Kellermann & Co” con sede a Norimberga in Austraße n.40; in questo modo riuscì a dar sfogo alla sua geniale inventiva.

Iniziò costruendo dei Pennytoys, ovvero quei semplici giocattoli ottenuti stampando fogli di latta litografata, poi si dedicò alla fabbricazione modelli più complessi come trenini ed automobili, però privi di qualsiasi tipo di motorizzazione.
I risultati economici furono immediati, e già nel 1914 Georg dovette trovare una sede più ampia, quindi si trasferì in Bauerngasse n.33.

Prima del 1920 i prodotti Kellermann non avevano alcun tipo di marchio, solo dopo tale data si sentì l'esigenza di imprimere un proprio logo per contraddistinguerli, pertanto venne utilizzato questo con la scritta “CKO” inserita in un quadrato, rimasto in uso fino al 1930

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Gran parte della produzione veniva esportata nei ricchi mercati d' Inghilterra e degli USA, e questo determinò il successo della Kellermann che, ancora una volta, nel 1926 fu costretta a trasferirsi definitivamente in Hessestraße ai numeri 5 e 7.

In quel periodo aggiunse alla precedente produzione di articoli a buon mercato senza pretese, che venivano venduti dagli ambulanti per strada o nelle fiere, una nuova fabbricazione di giocattoli più sofisticati, azionati da meccanismi a molla, da vendersi nei negozi e nei grandi magazzini come Karstadt o Hertie. E solo nel 1935 quella dei treni.

Nel 1929 entrò in azienda il figlio di Georg, l'ingegnere meccanico Wilhelm Kellermann, che assunse il ruolo di direttore della produzione fino alla morte del padre, avvenuta nel 1931; dopo tale data divenne presidente del consiglio d'amministrazione ed unico proprietario nel1935.
Sotto la sua competente guida la ditta raggiunse il massimo fulgore, ed il numero di dipendenti superò il centinaio.


nuovo marchio utilizzato fino all'inizio WWII


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In Germania, durante il periodo della seconda guerra mondiale (1939 – 1945), molte industrie di giocattoli di latta furono costrette a cambiare le loro lavorazioni, altre chiusero e scomparvero definitivamente; i proprietari invisi al nazismo furono espropriati, imprigionati, uccisi o costretti a fuggire all'estero.
Anche la Kellermann dovette adattarsi alla nuova situazione: la fabbricazione di giocattoli di latta fu sospesa e, come successe con altre aziende, riconvertita nella produzione di armamenti. Durante il periodo bellico le infrastrutture vennero pesantemente danneggiate dai bombardamenti, e le giacenze di giocattoli, di stampi, di attrezzi, furono saccheggiate .

Alla fine del conflitto, fortunatamente, Norimberga si trovò nella zona di territorio tedesco occupato dagli americani, perciò fu possibile riprendere, seppur lentamente, la produzione partendo letteralmente da zero. Gli ostacoli principali da superare consistevano nel fatto che non c'erano più né materie prime, né prototipi e neppure il tooling necesario; inoltre per ottenere il marchio " Made in US Zone Germany", si doveva sottostare a delle pesanti normative imposte dai vincitori.


Tuttavia, come già successe nel dopoguerra WWI, ancora una volta il marketing generato dalla “Spielwarenmesse Nürnberg “ contribuì al rilancio di molte imprese locali, e tra queste anche la CKO, che nel frattempo aveva avviato la fabbricazione di copie dei propri giocattoli prebellici.
Fino alla metà degli anni “50 Kellermann continuò ad usare la latta litografata, poi come dettavano i canoni più moderni, passò definitivamente alla latta verniciata.

Nel 1958 arrivo in azienda il figlio di Willi Kellermann , Helmuth Kellermann che, pur sotto la minaccia della travolgente invasione dei giocattoli giapponesi venduti più a buon mercato, non volle mai convertirsi all'utilizzo della plastica.
Questa ostinazione si dimostrò fatale: negli anni “70 le vendite calarono drammaticamente e, nonostante i vari artifizi messi in atto da Helmuth, nel 1979 si dovette sciogliere la società.
Così scomparve l'ultimo produttore tedesco di trenini di latta.

Marchio utilizzato dal 1945 al 1979

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foto

CKO Kellermann (Germany) 1920'S Penny Toy Train
http://www.vectis.co.uk/Page/ViewLot.as ... 7&Start=20


Kellermann Tin-Penny Toy Four piece train set, lithographed
http://www.historytoy.com/Kellermann-15 ... 3ZTyHbNzHw

Kellermann Tin-Penny Toy
http://www.historytoy.com/Kellermann-Pe ... 3ZUZXbNzHw


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Segue Distler


Autore: 

joker [ ven mag 23, 2014 10:27 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Riprendiamo il discorso:
Il gioco è il mezzo col quale tutti i cuccioli, compresi quelli dell’uomo, si preparano alla vita. Ed è per questo che la gran parte dei giocattoli riproduce più o meno fedelmente determinati aspetti del mondo “dei grandi”. Per illustrare un giocattolo e contestualizzarlo compiutamente, non è pertanto sufficiente descriverne le caratteristiche e tracciare la storia di chi lo ha fabbricato: occorre individuare il prototipo al quale il giocattolo si ispira e illustrare anche di esso le caratteristiche e la storia.
Il progetto MUSEOGIOCANDO prevede quindi che ciascun pezzo esposto sia accompagnato da una esauriente documentazione (testuale, iconografica ed eventualmente filmica) relativa all’oggetto stesso e al contesto in cui è stato originato. Per eventuali approfondimenti, anche a carattere didattico, si potrà attingere al materiale cartaceo custodito nella biblioteca, dove finalmente potranno trovare acconcia sistemazione le centinaia di libri sui giocattoli e la storia dei trasporti, nonché le migliaia di riviste e cataloghi oggi dispersi fra gli scaffali e i soppalchi di casa.
Il materiale di documentazione, con le immagini di tutti i pezzi della collezione, sarà reperibile su internet, nel sito museogiocando@.it, destinato a fungere da interfaccia virtuale e promozionale della struttura di MUSEOGIOCANDO, dove ai visitatori, che verranno dotati di un tablet (da riconsegnare, ovviamente, all’uscita) basterà digitare il codice di un oggetto esposto, per esempio il modellino di una automobile o di una locomotiva, per visionare sullo schermo tutte le informazioni riguardanti quel giocattolo, il suo prototipo reale e le ditte che li hanno rispettivamente costruiti.
Si tratta di un lavoro non indifferente: 4.000 schede per i singoli oggetti e altrettante per i prototipi di riferimento, più altre svariate centinaia riferite ai fabbricanti dei modellini e, ove possibile, ai fabbricanti dei prototipi.
Alcuni grandi monitor distribuiti nell’area espositiva consentiranno inoltre ai visitatori di attingere “on demand” immagini e filmati relativi alle diverse tipologie di giocattoli e al loro contesto tecnico e storico originale. Mi piacerebbe anche affiancare al sito un blog in cui sviscerare tutte le tematiche legate al mondo del giocattolo d’epoca, del collezionismo e del modellismo.
(continua)
 

Allegati:

Commento file: Questa è un Basset Lowke a scartamento zero del 1927 o già di lì
T232 Basset-Lowke.jpg
T232 Basset-Lowke.jpg [ 64 KiB | Osservato 362 volte ]


Autore: 

crosshead [ ven mag 23, 2014 18:04 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Caro Joker la tua è un modello fedele della locomotiva 4-4-0 numero 2663 "George the Fifth " progettata da Charles Bowen Cooke, e costrita nel 1910 nelle officine di Crewe Works per conto della compagnia ferroviaria inglese ”London and North Western Railway" (LNWR)

Nel 1923 detta compagnia fu acquistata dalla London Midland and Scottish Railway (LMS), che fece ridipingere alcune locomotive acquisite nella classica livrea maroon LMS, e fra queste anche la tua George Fifth rinumerata 5320, che in realtà


è una Bing, e per l'esattezza una"Bing for Basset Lowke

Bing riprodusse la George Fifth in entrambe le livree: LNWR nera, LMS maroon


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La George Fifth è senza alcun dubbio una delle locomotive più emblematiche della storia della trazione a vapore, in quanto è stata la prima a sperimentare l'impiego del vapore surriscaldato.
Visti i suoi eccellenti risultati, tutte le locomotive che furono progettate dopo adottarono la nuova tecnologia, mentre la maggior parte di quelle più vecchie vennero riconvertite.

una loco della class George Fifth

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Bing for Basset Lowke LNWR George Fifth Clockwork Locomotive

http://www.youtube.com/watch?v=z-5lO2KjENA


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joker [ sab mag 24, 2014 14:28 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


In effetti ho anche una George Fifth della Bing, in versione elettrica a 20 volts, credo del 1932,che funziona a meraviglia. La Basset è invece ad orologeria.
 

Allegati:

T190 Bing.jpg
T190 Bing.jpg [ 65.54 KiB | Osservato 272 volte ]


Autore: 

joker [ sab mag 24, 2014 14:32 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Ma torniamo a MUSEOGIOCANDO.
Il progetto prevede tre distinte aree espositive: TOYS (per i giocattoli d’epoca) TRAINS (per le ferrovie in miniatura) e CARS (per i modelli di automobili) oltre a due aree polifunzionali e ad una biblioteca.
La sala TOYS, della quale allego un’immagine dei lavori attualmente in corso, più un rendering che ne riproduce l’assetto definitivo, è volta a contenere, all’interno di ampie vetrine, una selezione di giocattoli raggruppati in diverse tipologie: dalle trottole ed i cosiddetti “pull toys” che i bambini si tiravano dietro con una corda, alle navi e gli aerei, alle bambole, alle marionette, ai soldatini, alle carrozze e ai balocchi meccanici azionati a molla.
 

Allegati:

Commento file: come sarà dopo la cura
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Commento file: durante la cura
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t (27).JPG [ 63.86 KiB | Osservato 272 volte ]


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joker [ sab mag 24, 2014 14:51 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Una sezione particolare della sala TOYS verrà dedicata agli oggetti realizzati con sistemi di costruzione: ecco un camion White lungo 70 cm ottenuto con elementi di una scatola della americana Gilbert degli anni ’30 e la vettura sport Numero 1 della Meccano inglese (1929).
Al di sopra delle vetrine troverà posto la biblioteca, con due postazioni dotate di computer per gli approfondimenti sul materiale didattico.
 

Allegati:

Commento file: Meccano CAR N1
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Commento file: White truck
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joker [ dom mag 25, 2014 8:27 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Mi rendo conto che questo blog è riservato agli amanti dei treni (grandi e piccoli), tuttavia, prima di arrivare alla sezione di MUSEOGIOCANDO dedicata al fermodellismo abuserò ancora un po’ della vostra pazienza parlando d’altro, ovvero della sala CARS, situata al piano inferiore, con sullo sfondo un enorme affresco di Bruno d’Arcevia, di cui allego un rendering, nella quale sarà illustrata la storia dell’automobile, dal carro di Cugnot del 1767 ai giorni nostri, attraverso più di 3.000 modellini in scale che vanno dall’1:160 all’1:8, esposti in una serie di bacheche, in tre grandi diorami e in vetrine disposte lungo il ballatoio, destinate alle auto dei pompieri, ai mezzi militari, agli autoveicoli industriali e ai mezzi agricoli. Alla base dell’affresco prenderà inoltre posto una grande pista di slot-cars, dove i visitatori potranno cimentarsi a gareggiare.
Al momento, la compilazione delle schede è a buon punto, nel senso che ne sono state compilate circa 1600 su un totale (per ora) di 3064. Ve ne allego un paio, tanto per farvi capire di cosa si tratta…
 

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Commento file: piantina della sala CARS, con le vetrine e la pista
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Commento file: verrà così, però...
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Commento file: ....attualmente siamo a questo punto
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joker [ dom mag 25, 2014 8:39 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Ecco le due schede riferite rispettivamente al modellino della Dinky Toys e al veicolo reale della Commer di cui allego le immagini.
Vi faccio grazia delle altre due schede: quella della Dinky e quella della Commer...

A0734 Dinky Toys 968 BBC Transmitter van

Anche in Gran Bretagna, a partire dagli anni ’50 la televisione irrompe nelle case ed inizia a modificare abitudini e stili di vita. Il fenomeno non viene trascurato dalla più popolare marca di automodelli del periodo, la Dinky Toys, che prontamente inserisce nel proprio catalogo le fedeli riproduzioni di alcuni veicoli speciali che la British Broadcasting Corporation (l’arcinota BBC) impiega per le riprese televisive in esterni.
Uno di questi, contrassegnato dal numero di catalogo 968, è il Transmitter Van, riproduzione di uno dei quattro furgoni Karrier Bantam attrezzati con una postazione per telecamera piazzata al di sopra del tetto, e per questo battezzati “Roving Eye” (occhio mobile).
Correttamente rifinito nella livrea verde scura di veicoli della BBC, il modello Dinky è realizzato in lega metallica con ruote in gomma, in corretta scala 1:43, è lungo circa 12 cm e riproduce in modo accurato lo speciale automezzo dell’emittente di stato britannica, inclusa l’antenna e la piattaforma sulla quale trovano posto la telecamera e l’operatore, che sporge attraverso un’apertura praticata nel tetto del furgone, e che, come al vero, può ruotare di 360 gradi come la torretta di un carro armato.
Rimasto in catalogo dal 1959 al 1974, questo bell’esemplare di Dinky Supertoy (i modelli di maggiori dimensioni fra quelli prodotti dalla casa di Liverpool, i cui numeri di catalogo iniziano per 9), fa parte di una serie che comprende anche il BBC Mobile Control Van (967) e il BBC Aerial Van (969).


C0734 Commer TS3 Transmitter van - 1959

Durante la seconda guerra mondiale la Commer, azienda britannica del Gruppo Rootes specializzata nella produzione di veicoli commerciali, fornisce alle forze armate del Regno Unito e di molti paesi del Commonwealth una vasta serie di automezzi. Alcuni di questi, al termine del conflitto, vengono modificati e riproposti in versione civile. Un passo decisivo viene compiuto nel 1952, quando la Commer aggiorna la sua gamma di camion e autobus dotandola del propulsore TS3, un diesel due tempi a tre cilindri sdoppiati contrapposti, con camere di scoppio centrali in comune per ciascuna coppia di cilindri. Questo motore, che va ad equipaggiare gli autocarri da 5, 7 e 10 tonnellate di portata, verrà soprannominato “Commer Knocker" (Commer che bussa) per via del suo caratteristico rumore.
Al TS3 succederà, negli ultimi anni ’50, il TS4, versione a quattro cilindri del precedente propulsore. Successivamente, gli autocarri pesanti Commer saranno equipaggiati con motori diesel Perkins e Cummins, e in qualche caso anche Mercedes.
Dopo il 1968, quando il Gruppo Rootes (comprendente Commer, Karrier, Humber, Hillman, Sunbeam e Singer) passa sotto il controllo della Chrysler, i veicoli commerciali Commer verranno commercializzati con il marchio Dodge o Fargo.
 

Allegati:

Commento file: il modellino e il suo prototipo reale
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0734 +.jpg [ 52.02 KiB | Osservato 231 volte ]


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joker [ dom mag 25, 2014 9:42 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Sperando di non annoiarvi, riprendo il discorso su MUSEOGIOCANDO, e vengo finalmente alla sala TRAINS: organizzata su due diversi livelli, sarà dedicata alle ferrovie in miniatura, con sette plastici per complessivi 50 metri quadri di superficie.
Come si può vedere dalla piantina (w15), al livello inferiore troveranno spazio i quattro plastici “storici” in scale che vanno da 1:32 ad 1:87, relativi ad altrettanti periodi del modellismo ferroviario: A, anni ’20, B, anni ’30, C, anni ‘40/’50 e D, anni ‘70/’80, tutti appositamente realizzati con tecniche e materiali rigorosamente dell’epoca e completamente funzionanti, a disposizione del pubblico.
 

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Commento file: pianta della sala trains
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joker [ dom mag 25, 2014 9:44 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


In più, ci saranno altri due plastici “contemporanei”: E, riproduzione in scala 1:160 di un museo ferroviario con un centinaio di locomotive di varie epoche, ed F, in H0, che rappresenta la zona intorno a Piticchio, con una ferrovia che non c’è, ma che avrebbe ben potuto esserci se la linea Ancona-Roma fosse passata per Arcevia anziché per Serra San Quirico…
Al livello superiore, visibile da un ballatoio, è previsto il plastico G, in grande scala (1:22), più alcune bacheche ospitanti centinaia di modelli di locomotive e vagoni.
Attualmente, a Piticchio la situazione è questa (w14): si è reso necessario un rinforzo della trave portante superiore, eseguito con fibre di carbonio, le stesse che si impiegano in Formula 1 (ed ecco perché costano un occhio della testa).
 

Allegati:

Commento file: si lavora alla sala trains
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joker [ dom mag 25, 2014 9:50 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


I plastici A, B e C sono comunque già pronti: eccovene qualche immagine durante la costruzione.
 

Allegati:

Commento file: plastico C
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Commento file: plastico B
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Commento file: plastico C
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joker [ dom mag 25, 2014 9:55 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Questo è lo sfondo per il plastico A: riproduce dei bambini che guardano i trenini che girano sul pavimento. Il binari in scala 1 e gli accessori verranno infatti posati su vecchie maioliche. Il plastico E è in via di ultimazione (w40). Quindi toccherà al plastico D, per il quale sono già pronte diverse parti, fra cui un grande luna park con l’otto volante funzionante. Sarà più complesso fare i grandi F e G, dei quali vi manderò altre foto man mano che i lavori procedono.
 

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Commento file: Si lavora al plastico E
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Commento file: Lo sfondo per il plastico A
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joker [ dom mag 25, 2014 10:02 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Una volta finiti, l’aspetto della sala sarà questo: la vedete qui in un rendering (w16) che rende l’idea di come apparirà il tutto, e in un disegno in sezione (w20), con i ballatoi laterali e al centro il plasticone di Piticchio (F), di cui allego due immagini del modellino (w17, w18).
 

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Commento file: Così apparirà la sala trains
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Commento file: Sezione laterale della sala
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Commento file: Modellino in scala 1:30 del plastico F
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Commento file: Modellino in scala 1:30 del plastico F
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W (17).JPG [ 38.97 KiB | Osservato 312 volte ]


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joker [ dom mag 25, 2014 10:04 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Il fondale del plastico F è costituito da un collage di un centinaio di foto scattate nella zona di Arcevia, elaborate al computer e integrate fra loro per realizzare un continuum di 24 metri. Eccone un esempio (w19), che tuttavia, in questa miserrima risoluzione non rende per nulla giustizia all’originale.
 

Allegati:

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joker [ dom mag 25, 2014 10:07 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Cari amici, avrei ancora molto da raccontarvi, ma per il momento mi devo fermare qui: domani parto per un viaggetto di 7.500 km in Grecia, Turchia, Bulgaria, Romania ed Ungheria. Riprenderemo il discorso a fine giugno.
Un abbraccio a tutti!
 

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Commento file: non smettete di giocare!
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W (1).jpg [ 50.82 KiB | Osservato 312 volte ]


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crosshead [ dom mag 25, 2014 11:10 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


La Collezione Jerni

Per suscitare una sana invidia nell'animo del nostro Joker, oggi vi parlo della collezione Jerni, la più grande e completa collezione al mondo di magnifici treni d'epoca sia europei che americani.

Si tratta di un omaggio fatto da un vero appassionato alla “Golden Age of toy making” che comporta numeri da mozzafiato. Decine di migliaia di opere d'arte in miniatura: treni, stazioni, villaggi, giostre etc, che rievocano un'infanzia che si beava in un mondo privilegiato di bellezza, magia e pura felicità.

Gli oltre 35.000 oggetti della collezione Jerni sono stati scovati pezzo per pezzo nel corso di un cinquantennio da Jerry Greene, un appassionato collezionista che è da annoverare tra le massime autorità mondiali nel campo dei treni di latta, il quale ricercava esclusivamente qualità e condizioni perfette.

La collezione era custodita a Filadelfia in cinque amplissimi seminterrati, dico era perchè purtroppo Jerry Greene l'ha fatta disperdere a New York, dalla casa d'aste Sotheby's ricavandone oltre 10 milioni di dollari.

I pezzi spaziavano dal 1850 al 1940 circa, e formavano una raccolta enciclopedica dei treni di latta costruiti da tutti i maggiori produttori europei ed americani operanti durante questo periodo, tra cui Märklin , Bing , Ernst Plank, Carette,Basset Lowke e Rock & Graner etc, raccontando visivamente la “Golden Age” delle industrie manifatturiere europee.

Essa comprendeva centinaia di pezzi unici fatti a mano, oggetti molto significativi per la storia europea, tra cui raffigurazioni di stazioni ferroviarie reali, ponti ed edifici, molti dei quali sono stati distrutti durante la prima e la seconda guerra mondiale.


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i video

http://www.youtube.com/watch?v=ce2I0Tzsruc

http://www.youtube.com/watch?v=Smx_08ANAXM


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costa [ dom mag 25, 2014 19:00 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Ciao,
leggendo queste pagine e vedendo le foto ho ritrovato la mia loco "western" che da piccolo mio padre mi regalò (non so che fine abbia fatto) a cui sono rimasto legato mentalmente perché era per me bellissima per il movimento e il suono che aveva. Grazie per avermela fatta rivedere almeno in foto.
Ciao

Mario


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costa [ dom mag 25, 2014 19:00 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Ciao,
leggendo queste pagine e vedendo le foto ho ritrovato la mia loco "western" che da piccolo mio padre mi regalò (non so che fine abbia fatto) a cui sono rimasto legato mentalmente perché era per me bellissima per il movimento e il suono che aveva. Grazie per avermela fatta rivedere almeno in foto.
Ciao

Mario


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joker [ lun mag 26, 2014 10:28 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Caro Crosshead, non raccolgo la provocazione: ai 10 milioni di dollari incassati da Green
contrappongo le 10 mila ore di lavoro che mi è costato questo plastico, che mi tengo ancora stretto.
Saluti e baci!
 

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crosshead [ lun mag 26, 2014 18:03 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Mario e Nicvoci hanno avuto il coraggio di ammettere la loro "love story" con una locomotiva di latta, ce ne sono altri che vogliono fare "outing" e raccontarci segretissimi "love affairs" con dette signorine?

Questo "coming out" non è certo disdicevole, nemmeno per un accazerista di primo pelo, figuriamoci per quelli "vecchi, bianchi per antico pelo"!

A proposito di western specials di Masudaya ( MT Modern Toys), a me son note 4 versioni

1) la classica western special
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2) la versione omino con lanterna
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3) la new western special
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4) la mini western special
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costa [ lun mag 26, 2014 18:45 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Ciao,
non riesco a guardare quelle foto sono passati tanti anni, bellissime che ricordi. Giocavo anche con i treni di plastica e di legno in quel periodo.
Ero sicuro di non vedere mai più quella loco "WESTERN" anche se ho sempre sperato dentro di me di ritrovarla magari in vendita da un privato e per un certo periodo l'ho anche cercata.
Grazie per avermi riportato indietro negli anni.
Ciao


Autore: 

tonymau [ lun mag 26, 2014 19:00 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Io da bambino possedevo questa.

Allegato:

locomotiva_farwest.jpg
locomotiva_farwest.jpg [ 23.59 KiB | Osservato 177 volte ]


Anche se giocattolo e più "plasticoso", mi sembra proprio ispirata alle ultime postate da crosshead.

Ne avevo anche una più grande, sempre misto lamiera/plastica e batterie, della REEL.
Chiaro, non siamo ai livelli di ciò che si tratta in questo argomento, ma....

Saluti,
Antonio.


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nicvoci [ lun mag 26, 2014 23:44 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Giusto per completare la magistrale spiegazione di crosshead, si può dividere in due tranches la 'Western' normale. Nel mio caso, la 'antica' ha il duomo che si accende 'random' durante la marcia e la 'nuova' ha una piccola lampada ad incandescenza nel fanale anteriore.
Dimenticavo una cosa importante: durante la marcia fanno "choo-chooo", con un meccanismo a me non noto. Quindi, ricapitolando: movimento mistery, parte anteriore della caldaia che si sposta avanti e dietro, luci, "choo-choo".
Meravigliosi, favolosi anni '60 !!!
Ciao!


Autore: 

crosshead [ mar mag 27, 2014 15:51 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


tonymau ha scritto:

Ne avevo anche una più grande, sempre misto lamiera/plastica e batterie, della REEL.
Chiaro, non siamo ai livelli di ciò che si tratta in questo argomento, ma....

Saluti,
Antonio.




Antonio, forse è questa la tua Reel

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" Chiaro, non siamo ai livelli di ciò che si tratta in questo argomento, ma...."

ma....... più ce n'è meglio è!


Autore: 

crosshead [ mar mag 27, 2014 15:57 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Johann Distler KG


La società, il cui nome completo era Metallwarenfabrik Johann Distler KG, fu fondata nel 1895 a Norimberga da Johann Distler, e produsse nell'arco di un cinquantennio una vasta gamma di giocattoli di latta: auto, treni, aerei etc.
Fino al1914 si dedicò alla costruzione di giocattoli economici (penny toys), fra cui dei trenini senza alcun tipo di meccanismo d'azionamento .

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Il successo arrise a Johann negli anni “20 e “30 quando iniziò fabbricare auto e treni mossi da meccanismi a molla ampliando progressivamente la gamma delle offerte; il numero dei dipendenti passò dai 50 pre guerra agli agli oltre 120, ed il catalogo nel nel 1930 comprendeva ben 850 articoli diversi.

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Tuttavia devo onestamente riconoscere che i suoi trenini non potevano certamente competere con la qualità dei più blasonati modelli di Bing, Bub, Doll, Fleischmann e Märklin.

Anche in questo caso le leggi ariane ci misero lo zampino, nel 1936 l'ebreo Johann Distler
dovette cedere la propria azienda, ben al di sotto del valore di mercato, a quel Ernst Voekl che nel 1938 rilevò anche la Trix di Stephan Bing.

Voekl volle tener ben distinte le due produzioni

- a Distler competevano i trenini di latta da vendere nel circuito dei grandi magazzini e delle ditte di vendita per corrispondenza
- a Trix quelli di maggior qualità dedicati alle scale 00 ed H0

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Dopo la seconda guerra mondiale, la Distler si dedicò a fabbricare meravigliose auto di latta dotate di motori elettrici e servocomandi, e dal 1950 avviò anche la produzione di trenini elettrici di latta in H0, dotati di un pregevole motore brevettato e funzionanti a batteria; realizzò anche una piccola serie di modelli elettrici in scala 0

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Tuttavia quest' impegno non le permise di reggere l'assalto dell'agguerrita concorrenza di aziende più grandi, che offrivano modelli migliori: ormai l'epopea dei treni di latta era già finita, e dei modelli Distler non c'era più richiesta.


Nel 1962 l'azienda venne chiusa, gli impianti ed marchio furono venduti ad una società belga con sede a Nivelles che assunse il nome di Distler Toys SA, ma anch'essa non riuscì a sopravvivere, e nel 1968 cessò definitivamente la produzione.


i loghi


fino al 1930
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1930 - 45
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dopo il 1945
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Bibliografia
Leonhard Dingwerth: Lexikon Historisches Blechspielzeug, I. Eisenbahnen, Band I.1.A.: Nürnberger Hersteller (Bub – Distler)


Autore: 

tonymau [ mar mag 27, 2014 21:27 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


crosshead ha scritto:

...ma....... più ce n'è meglio è!


Sono d'accordo!

No, non è quella da te segnalata.
Era simile a questa,per lo meno la parte inferiore:
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Le ruote le ricordo proprio bene, compresa l'ultima, gommata.
Idem per il frontale.
Totalmente differente erano invece la riproduzione della caldaia e della cabina, che erano di latta, in alcuni punti lavorata, e con i particolari raffigurati come per le "western" delle immagini delle pagine precedenti. Nella parte posteriore erano ben raffigurati molti particolari dell'interno cabina, il macchinista, nonchè la caldaia con fuoco e fiamme.
Cabina e copertura caldaia, come detto in latta, erano fissate alla parte sottostante, in plastica, per mezzo di linguette che sollevate per mezzo di un utensile appuntito, permettevano di sfilarle.
Chiaramente la cabina era senza finestrini, solamente disegnati.

Ultima nota:
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In quel vano, ci andavano due belle batterie da una torcia. Quando lo sportellino non era ben chiuso e malauguratamente le batterie "scappavano", il botto sulle piastrelle era notevole, con annessi guai in arrivo per un bambino di 3-4 anni.

...continuo a seguirti...

Saluti,
Antonio.


Autore: 

Luìgìgio [ mer mag 28, 2014 9:15 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


E come non seguire? Questo e' un topic "incantato"..


Autore: 

crosshead [ gio mag 29, 2014 13:56 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Made in US zone Germany


Talvolta vi sarà capitato di leggere questa curiosa scritta sui trenini ed altri oggetti fabbricati in Germania negli anni 1946-1950;

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se ne conoscete il significato non proseguite oltre, in caso contrario leggetevi questa storia.

Subito dopo la seconda guerra mondiale la porzione di territorio del Deutsches Reich, che poi sarebbe diventata la Bundesrepublik, fu suddivisa in tre distinte zone d'occupazione: britannica, francese e statunitense.
La zona degli Stati Uniti comprendeva tutta la Germania meridionale inclusa la "kreisunmittelbare Stadt Nürnberg" ed il suo "Landkreis", entrambi dediti alla produzione di giocattoli .


La Germania divisa era economicamente debole, e dipendeva dagli alleati per il rifornimento di cibo e merci. Mentre l'Unione Sovietica stava depredando e smantellando tutte le attrezzature industriali presenti nella zona di territorio tedesco da lei occupata per trasferirle al di la degli Urali, gli Stati Uniti, consci e preoccupati per i costi economici di una Germania completamente dipendente da loro, iniziarono ad investire nelle industrie tedesche per favorirne la ripresa.

Nel 1946, gli USA e la Gran Bretagna fusero le loro zone di occupazione, e nel 1947 il governo degli Stati Uniti iniziò un programma massiccio di aiuti nell'ambito del Piano Marshall, fornendo all'Europa, ed anche alla Germania post hitleriana, montagne di dollari e merci per agevolare il recupero socioeconomico.

Ma torniamo ai trenini di latta.

Per dar lavoro al maggior numero possibile di persone, gli americani spesso garantivano l'acquisto dell' intera produzione di alcune fabbriche, e ciò avvenne anche per quelle di giocattoli.
Inoltre, talvolta i produttori tedeschi vendevano direttamente una gran parte dei loro articoli alle migliaia di militari alleati di stanza in Germania (molti dei quali convivevano con le proprie famiglie), soprattutto perché venivano pagati in valuta estera più appetibile del Reichsmark, che a quel tempo non aveva alcun valore.

Quindi per distinguere i giocattoli, insieme ad altri manufatti, prodotti in zona in quel periodo e con le agevolazioni sunnominate, fino ai primi anni Cinquanta le aziende tedesche utilizzarono come marchio di origine “Made in US zone Germany”,

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Quando le truppe alleate cessarono legalmente di essere eserciti di occupazione, il marchio divenne
"Made in Western Germany " .


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E quando la Germania divenne finalmente libera ed indiprndente, si tornò al vecchio e glorioso marchio d'anteguerra "Made in Germany"

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Autore: 

crosshead [ sab mag 31, 2014 16:13 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Doll et Cie


L'azienda Doll et Cie fu fondata a Norimberga nel 1898 dal lattoniere Peter Doll e dal suo socio Isodor Sondheim; fino al 1914 fabbricò quasi esclusivamente giocattoli azionati dal vapore, come locomotive, automobili e mini macchine stazionarie,

http://www.youtube.com/watch?v=4COPz80fltQ

che venivano esportati in tutta Europa e negli Stati Uniti.

In quell'anno si aggregò come terzo socio Max Bein, nipote di Sondheim, che cambiò indirizzo alla produzione aggiungendo prima quella di trenini con meccansmo a molla, poi quella di elettrici che riscossero un grande successo.

Nel dopoguerra gli affari andarono a gonfie vele, ed in azienda lavoravano ben 250 dipendenti.
Ma quando parliamo di ditte tedesche c'è sempre un ma a guastare le feste: i tre soci erano di origine ebraica ed in quel periodo entrarono in vigore le famigerate “leggi di Norimberga” che vietavano espressamente qualsiasi attività di business con gli ebrei.

La Doll fu una delle ultime aziende di proprietà semita a capitolare, e nel 1938 fu costretta a cedere l'attività alla famiglia Fleischmann (che aveva già in precedenza acquistato il tooling di Bing), con l'accordo segreto che questa l'avrebbe restituita ai legittimi proprietari, qualora in futuro il regime nazista avesse lasciato il potere.

Curiosamente, la famiglia Fleischmann era anche essa di origine ebraica, ma riuscì a ottenere il certificato d'arianità, lo stesso non fu possibile per Doll e soci.

Solo Max Bein riuscì ad evitare l'olocausto fuggendo con la famiglia negli Stati Uniti, della sorte capitata agli altri due non se ne sa nulla.

Nel 1946 la stessa Fleischmann si offrì di restituirgli l'azienda, ma Bein, che ormai si era stabilito a Boston, non volle accettare la proposta, e richiese solo il rimborso della propria quota azionaria.

Fleischmann utilizzo il marchio Doll fino alla fine del 1949.

Se vi capitasse di vedere alcune locomotive Fleischmann prodotte negli anni “40, notereste subito che sono rielaborazioni di vecchie Doll.

Purtroppo, per i ben noti motivi, non ho il permesso di mostrarvi le numerose foto del mio archivio, pertanto dovete accontentarvi di questa


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Il marchio


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Autore: 

Drago62 [ lun giu 09, 2014 19:03 ]

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Re: Treni di latta: che passione!


Gentilmente c'è qualcuno che sa di quale marca è questo, dovrebbe essere degli anni 20
vi ringrazio
Dario
 

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joker [ lun lug 14, 2014 10:16 ]

Oggetto del messaggio: 

Re: Treni di latta: che passione!


Salve a tutti. Sono rientrato dal mio viaggetto di 7500 km in Turchia (del quale allego qualche foto di interesse ferroviario scattata nel museo Koc di Istanbul) e sono pronto a riprendere lo sviluppo di un tema che mi sta a cuore: quello dei treni di latta, appunto. Visto che la nostra preziosa fonte Crosshead sembra essersi arenata, comincio io a pubblicare altre storie.
Prima però rispondo a Dario: mi sembrano prodotti Karl Bub, degli anni Trenta.
Ed ecco la lunga e travagliata storia della Arnold, che prosegue ai giorni nostri:

ARNOLD

Nella "nomenklatura" dei vecchi fabbricanti di giocattoli tedeschi quella della Arnold è una firma di tutto rispetto, per la sua anzianità e per la qualità dei prodotti, oggi apprezzati dai collezionisti anche se la sua stella non è mai arrivata a brillare come certi astri di prima grandezza.
L’azienda sorge nel 1906 per iniziativa Karl Arnold e fin dai primi anni di attività dimostra un notevole eclettismo fabbricando mezzi militari, vetture, moto, autocarri e tanti altri giochi. La sua migliore produzione è tuttavia concentrata soprattutto fra gli anni Trenta e la fine dei Cinquanta, periodo in cui sforna un buon numero di pregevoli giocattoli in lamiera.
Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, fra la produzione della Arnold troviamo un piccolo automezzo dei pompieri che ha un sosia tra i giocattoli della Rico e diverse belle motociclette, ma soprattutto spuntano, per stare al passo coi tempi, i primi mezzi militari. Ci sono autoblindo e carri armati, alcuni dei quali verranno riproposti ancora dopo il conflitto, in attesa di novità che non evochino più gli spettri della guerra.
A proposito dei giocattoli militari occorre ricordare un particolare non secondario: la Arnold deteneva già da diversi anni un brevetto consistente nell’uso delle pietre focaie per emettere scintille sfregando contro una rotella. Qualcosa di simile a ciò che oggi avviene nei comuni accendini. Questo semplice ma ingegnoso dispositivo trova una ideale applicazione nel giocattolo militare ed ecco autoblindo e carri armati muniti di cannoni e mitraglie che simulano il fuoco.
Durante la seconda guerra mondiale la Arnold va praticamente distrutta in seguito ai bombardamenti: la ricostruzione è completata nel 1946 ma soltanto più tardi escono le prime vere novità. ln questo periodo il veicolo certamente più famoso, anche per la presenza delle forze d'occupazione alleate in Germania, è la Jeep e puntualmente appare un'ottima riproduzione in lamiera firmata dalla Arnold della celebre camionetta che a partire dal 1949 viene proposta in più versioni. tra cui quelle con là scritta Military Police e una piuttosto rara con un rimorchietto munito di radar. Ce ne è anche una civile, oggi meno quotata, e quelle militari sono accompagnate da figurine di soldati alleati. Più che di un giocattolo si può parlare di un modellino in piena regola, con pneumatici in gomma, sterzo parabrezza ribaltabile, tanica del carburante, carica a molla e leva d’arresto.
Sempre nel genere militare, escono nuove autoblindo e carri armati. Ed ecco poi le prime auto civili che assumono nomi curiosi come Primat, Format e Candidat a seconda dei meccanismi. Sono vetture in lamiera di tipo americano, con carica a molla, ruote gommate e sterzo, lunghe circa 25 cm. Le cabriolet hanno personaggi a bordo. Col tempo, qualcuna di esse viene fornita di telecomando e altre vengono presentate anche in versione polizia. Singolare e piuttosto rara una con la scritta Polizia in italiano.
Molte sono le motociclette, che la Arnold continua a produrre nel dopoguerra con successo e in buon numero di varianti. A corredo di questi giochi c’è pure una stazione di servizio litografata che simula il rifornimento di carburante. Nel 1955 esce una Opel Kapitan berlina trasformabile in cabriolet, lunga 25 cm e presentata in tre edizioni: con carica a molla, a volano e comando elettrico a distanza. Coeva è pure un Mercedes 300 lunga 19 cm di non eccelsa fattura.
Numerosi sono in questo periodo gli autocarri: la Arnold ne produce un vasto assortimento composto da autogru, furgoni, cisterne autoarticolati e automezzi dei pompieri e militari. Fra tanti giocattoli in lamiera trova posto anche un bellissimo modello in plastica dura riproducente un autocarro Man: ha carica a orologeria, sterzo operante, pneumatici in gomma, cassone ribaltabile e soprattutto un magnifico telaio in lamiera.
Altro giocattolo degno di nota è un autobus del 1948 circa, che viene presentato anche in una singolare versione contenente all’interno una motrice che uscendo traina l’autobus. Da segnalare anche un trattore agricolo con rimorchio e tanti altri giochi come piste e giostre. Verso la fine degli anni ’50 la Arnold mette in commercio un’altra jeep di formato più grande della precedente (cm 20,04) ma inferiore come qualità; ha carica a frizione, ruote gommate e telefono estraibile dal retro del veicolo.
Di fronte alla massiccia invasione degli articoli di plastica, sul finire degli anni ’50 la Arnold comincia a disimpegnarsi dal mondo dei giocattoli in lamiera, che erano stati il suo forte, e nel 1960 si lancia nella produzione di trenini elettrici inventando lo scartamento N (scala 1/160) che per le sue ridottissime dimensioni consente un enorme risparmio di spazio.
Le ferrovie in miniatura Arnold riscuotono subito un buon successo, e il catalogo della ditta si arricchisce progressivamente di decine e decine di articoli fra locomotive, carrozze, vagoni, binari e relativi accessori.
Complice la concorrenza di altri produttori di treni elettrici, che dopo aver fiutato l’affare hanno allargato la propria produzione alla scala N, come Fleischmann in primis, negli anni ’80 sopraggiunge la crisi, e nel 1992 la Arnold viene acquisita dal gruppo italiano che già riunisce Rivarossi, Pocher, Lima e Jouef.
Nel 2001, con una curiosa alchimia finanziaria, viene creata la Lima Spa, con sede a Brescia, in seno alla quale prosegue l’attività di tutti i marchi del gruppo.
La nuova società è però presto travolta da una montagna di debiti e nel 2004, quando ormai sembra che non ci sia più alcuna speranza di salvezza, viene acquistata per 8 milioni di euro dalla Hornby. Prodotti a marchio Arnold sono tuttora commercializzati dalla Hornby.
 

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