Consigli sul Gruppo E 03/103 (1)

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Consigli sul Gruppo E 03/103

(Parte I)

 

Nel 2012 saranno già ben 10 anni che questo storico Gruppo di locomotori, ammirati ancor oggi per il design, l’eleganza e la potenza, ha abbandonato il servizio regolare nelle DB AG.

 

Foto n. 1: l’ultima colorazione delle 103, prima della radiazione nel 2002.

 

Breve storia dei principali modelli Märklin

 

Appena un anno dopo l’uscita del grande prototipo la Märklin esordì con la famosa 3053, E 03 002, era il 1966. Curiosamente, e disgraziatamente per me, non posseggo quell’unico Catalogo (1966-1967) in cui apparve come novità. La foto n. 2 è quella del catalogo 1967/68. Noterete il prezzo non certo per tutte le tasche: £ 12.500 e per avere un raffronto con oggi rileggete quanto ho già scritto nel Capitolo 21° (prime pagine di “Prove e consigli sul Gruppo 24”).

Il lucernario era illuminato nei primi modelli, ma poi dato che era a luce non costante, dipendente dalla tensione sul binario, e che inoltre causava delle difficoltà nell’inversione di marcia, fu nei modelli successivi eliminato. Cercare di spiegare ai neofiti oggi che cosa significava invertire la marcia anni fa è difficile, dirò che, essendo il relè elettromeccanico, la sovratensione veniva assorbita dalla lampadina  e la cosa accentuava il saltello (brutto e pericoloso) che a volte poteva far percorrere diversi metri (in scala H0) e ad esempio far letteralmente schiantare la locomotiva su carrozze o paraurti. La fine regolazione della molla del relè attenuava il problema, ma dati i tempi in cui non tutti se la sentivano di ficcare il naso nei modelli, la Märklin eliminò successivamente la luce del comparto motori… fu ripristinata solo con l’avvento del Digital.

 

Foto n. 2: la prima E 03, apparve nel 1966 (catalogo 1966/67  collez. Cannata)

 

Nel 1970, senza che fosse mutato il numero di catalogo, la 3053 divenne 103 002, in contemporanea col mutamento di nomenclatura del vero locomotore nelle DB, per effetto della rivoluzione computerizzata dell’aprile del 1968 (foto n. 3).

Nel 1971, sempre poco tempo dopo l’uscita nelle DB, la Märklin rinnova, con una doppia fila di griglie d’areazione, il suo modello che cambia il numero di catalogo in 3054. Attenzione il numero di catalogo 3053 fu attribuito a ben tre locomotori diversi:

1)   all’E 03 002, inizialmente uscito;

2)   al 103 002-2, uscito nel 1970;

3)   al 103 237-4, con doppia griglia, serie Hobby, riuscito in sordina nel 1991, dopo essere stato eliminato dal catalogo negli anni iniziali del Digital.

  Foto n. 3: la nuova carrozzeria cannibalizzata da una E 03 Trix ha sostituito quella distrutta della 3053 del 1970

 

La foto n. 4, del catalogo 1996/97, ritrae la curiosa situazione che ho già descritto in altri Capitoli, di altalenante presa di posizione produttiva della Casa tedesca, da un lato pronta a migliorare la manovrabilità delle sue loco con la rivoluzione digitale, dall’altro timorosa (a ragione) di rompere con il passato “analogico”. Visto che questo timore si prolungò sino agli inizi di questo secolo, è segno evidente che vi fu un lentissimo (ben 18 anni!) convincimento ad abbandonare quasi del tutto il sistema analogico, almeno dal punto di vista operativo su plastici realizzati negli ultimi anni.

Del resto il poter manovrare senza limiti era una potenzialità tanto appetibile che pure i testardi (come me!) si convinsero alla fine della bontà dell’idea. Il Digital, nonostante la campagna pubblicitaria martellante, stentò a decollare a causa della abissale frattura che apriva con il passato.

Molti erano diffidenti, io lo ero, molti non se la sentivano di rifare e riprogettare gli impianti con costi economici elevati… la domanda che tutti si facevano è: “Che faccio, butto tutto?”.

Così la 103 digital-trasparente (foto n. 5) e la chiavetta Märklin delle ancestrali loco a molla, furono per anni solo il simbolo del difficile, si può ben dire sofferto, contrasto ideologico

  Foto n. 4: nel catalogo 1996 sono ancora presenti tre 103, con tre differenti concezioni operative (catalogo 1996/97 della collezione Cannata)

  Foto n. 5: la chiavetta per caricare le loco a molla e la 103 digitale .

  Foto n. 6: nel catalogo 1985 ancora presenti due 103 (catalogo 1985/86 della collezione Cannata)

 

Nella foto n. 6 è parzialmente riprodotta la pagina in cui, nel catalogo del 1985/1986, veniva segnalata la nuova 3657 digitale, affiancata dalla 3357, apparsa, un paio d’anni prima, con l’inversione elettronica della direzione marcia. Il locomotore digitale non dovrebbe essere stato un gran successo se pensate che è del 1988 l’uscita dell’ultimo tentativo di rinnovamento nell’analogico, il motore a 5 poli piazzato (forse per sperimentazione) in due sole loco elettriche: una Br 120, art. 3553, di cui posseggo ancora il telaio (foto n. 7 e, solo per quanto riguarda la carrozzeria,  foto n. 8) con la vecchia motorizzazione (qualcuno dovrà pure ricordare i vecchi tempi!), ed una 103 della foto n. 9 (art 3558).

La foto n. 7 potrebbe indurvi a pensare che la macchina sia digitale, ma non lo è affatto, se non altro perché manca il decoder, antesignana invece del sistema applicato, anni dopo, sui decoder Motorola, l’allora nuovissima motorizzazione a 5 stelle (!), con possibilità di regolare l’accelerazione e la velocità attraverso i trimmer che si vedono sull’estrema destra del circuito elettronico e che appaiono come due bottoncini argentati dotati di un intaglio per un mini cacciavite. Detto fra noi: erano difficili da regolare e complicavano l’operatività delle locomotive a tal punto che io stesso le utilizzai con un minimo uso di quella “diavoleria”.

C’è da dire però che, dopo 21 anni, la “diavoleria” funziona ancora!

  Foto n. 7: il telaio dell’analogica Br 120 , art.  3553 del 1988

 

 Foto n. 8: la carrozzeria dell’analogica Br 120 , art.  3553 del 1988

 

 Foto n. 9: la 103, art.  3558 del 1988, oramai digitalizzata.

 

In tutte le foto di locomotori miei personali vedrete sempre pantografi di tipo nuovo: o simmetrici al vero tipo DBS 54, 220433 art. Märklin, o monobraccio asimmetrici, nel reale noti sotto la sigla SBS 65 (art. 603391) che la Märklin, certamente recependo il movimento di mercato e le giuste aspirazioni dei modellisti, sfornò per le varie 103, che esordirono addirittura in anteprima con il monobraccio mobile della famosa 103 137 INSIDER del 2004 (foto n. 10) e poi con il tradizionale sistema manuale nella 111 197 (modello del 2005, art. 37316 foto n. 11), pantografi che io ho sostituito anche nelle mie vecchie 120 (per esempio vedi la foto n. 8).

 Foto n. 10: la 103 137 INSIDER con pantografi mobili del 2004

 

 Foto n. 11: la 111 197, del 2005 con pantografi monobraccio

Foto n. 12: grande traffico nella stazione di Vibaden ambientata nel 1978

 

 

pantografi simmetrici tipo DBS 54, 220433 Märklin

 

I pantografi simmetrici tipo DBS 54, 220433 Märklin, oltre che belli e sono tanto funzionali che li ho montati persino su vecchie Roco (E 41, 110 e 140), si montano poi sui vecchi locomotori della Casa di Göppingen in modo semplicissimo, al posto degli antiquati 7218. Unico loro neo: gli isolatori smezzati, identici a quelli dei vecchi pantografi e questo fatto dimostra, indubbiamente, che la Märklin intendesse incentivare il loro uso anche come ricambi per i vecchi locomotori elettrici, altrimenti avrebbe optato per uno stampo pieno.

Nella foto n. 12 un momento di grande traffico nella stazione di Vibaden, ambientata intorno al 1978, e si riconosce in secondo piano una 140 239 (ricavata dalla digitalizzazione di una 3156 del 1980) che monta, come la nuova 103 193, mfx del 2008, i nuovi pantografi simmetrici mentre la 103 sullo sfondo è l’INSIDER con i pantografi sollevabili, tramite motori piezoelettrici, del 2004.

 

 

 

 

 

 

 Foto n. 13: pantografi monobraccio verniciati personalmente in una 111 DB AG

 

pantografi asimmetrici tipo SBS 65, 603391 Märklin

 

I pantografi asimmetrici 603391 (foto n. 13, qui montati su una 111) sono belli fini ed anch’essi dotati di un ottimo strisciante che difficilmente causa problemi, ma al contrario di quelli simmetrici sono forniti, come ricambi, solo bruniti.

 La loro verniciatura si rende necessaria ed è un’operazione certosina:

 

a)     bisogna evitare di esagerare con la vernice rossa, per scongiurare il pericolo di un blocco del molleggio;

b)     bisogna evitare di verniciare pesantemente il basamento e gli snodi degli archetti, cosa che impedirebbe una corretta trasmissione della corrente (necessario solo se si voglia usare i pantografi come veri organi di presa corrente). Ricordo però che persino la stessa Märklin sconsiglia questo utilizzo per il sistema digitale e questo perché i continui sbalzi di tensione, dovuti alla scarsa superficie di contatto tra strisciante e filo, possono danneggiare i decoder Systems;

c)      non si può usare uno spray per i motivi sopra accennati;

d)     non sempre la verniciatura a pennello con colori acrilici dà buoni risultati.

 

Fortunatamente se si osservano le foto del reale spesso si stenta a credere che i pantografi siano di colore rosso fuoco: intemperie, ossidazione e scarsità di luce li rendono, e ce li mostrano, di colore brunito, tendente addirittura al nero. Insomma, si può quasi dire che abbia fatto bene la Märklin a scegliere una tonalità del genere per i suoi rinnovati 7218 (DBS 54) e 7247 (SBS 65) negli Anni Ottanta. Per farla breve si aveva, e si ha, una scusa plausibile se, in una foto, la verniciatura non risulti impeccabile! Ultimamente per la 103 201 della foto n. 1 (art. 39572 del 2006) e per la 120 123 del 2008 (foto n. 14, art. 37539) i pantografi sono stati già verniciati in fabbrica.

 

Foto n. 14: pantografi monobraccio verniciati dalla Marklin in una 120 DB AG

 

I 220433 sono invece verniciati rosso fuoco DB ed assolutamente nuovi di zecca. Conducono corrente benissimo, inoltre, al contrario dei pur belli Fleischmann, non si ossidano e se avete letto o leggerete la storia del mio plastico, raccontata nel § 16 del mio libro, sapete, o saprete, di cosa sto parlando.

Per ulteriori notizie tecniche su questi pantografi Vi rimando al § 15 del mio libro, ma qui ricordo che i primi 7218 o, secondo un altra nu-merazione 215000, erano, come tutti gli altri tipi di pantografi, grossolani, altri addirittura anche non rispondenti a prototipi, e soprattutto lucenti.

 

 

Isolatori dei 220433, dei 603391 e le basi

 

Gli isolatori però dei pur perfetti 220433 (stampo e corpo unico con il basamento), sono dello stesso colore degli archetti, ovviamente per evitare di applicarli a parte su uno stampo che, poi, doveva essere identico al passato, o di farli verniciare manualmente con costi proibitivi di mano d’opera. Gli isolatori dei 603391, come già detto vanno verniciati e così la loro base di supporto. Attenzione, se decidete di sostituirli nelle DB 103, 111 (solo, s’intende, in quelle loco che li avevano e non in quelle che montavano i simmetrici DBS 54) e in tutte le 120 (escludendo i 5 locomotori prototipi) dovrete ordinare anche le basi e la vite che non corrispondono, ma solo somigliano a quelli vecchi e per semplicità Vi allego i numeri di articoli di ricambio necessari: la base pantografi n. 209385 vite n. 785070.

Nella foto n. 15, si possono osservare i bellissimi pantografi 22043 dopo la operazione vernissage.

 

Foto n. 15: pantografi, con isolatori verniciati personalmente, nella 103 193 DB

 

 (fine prima parte)

Gian Piero Cannata