Pulisci punte

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Preparazione integrale del carro puliscipunte

di Gian Piero Cannata

(si ringrazia per la collaborazione Marco Briziarelli)

 

Foto n. 1

 

Questo lavoro è prettamente pratico e fotografico. Vengono illustrate passo dopo passo le modifiche necessarie per rendere operativo un carro “pulisci punte di contatto”, che ha le seguenti caratteristiche:

 

a)    non è abrasivo per le punte, anzi dopo circa 3 Km in H0 e cioè in scala circa 260 km, la carta vetrata P 180 si rovina e deve essere cambiata.

b)    Ha un costo irrisorio.

c)     Ha una funzionalità ed una manovrabilità pressoché perfetta.

d)    È di semplice realizzazione e può essere addirittura unito ad un altro carro eguale senza eccessivo carico, sì che anche una loco da manovra (come un Köf) può trainare  un carro singolo puliscipunte ed una V 36 anche una coppia senza problemi, in piano o con livellette inferiori al 12‰. Con loco potenti come le V 200 e simili non si incontrano problemi anche con dislivelli maggiori (prove effettuate sino al 40‰).

 

 Nella foto n. 2 gli ingredienti base:

1)   un vecchio pattino 7164;

2)   due rondelle di plastica (ferramenta, spessore 1 mm cadauna);

3)   carta abrasiva P 180;

4)   vite e dado da 2 mm Ø, lunghezza 10 mm (anche da 2 mm Ø x 12 mm va bene).

 

Foto n. 2

 

 

Le varie fasi della realizzazione vanno seguite puntualmente.

Prima di realizzare il carro si consiglia di leggere queste istru-zioni con pazienza, eviterete tutti i piccoli problemi che come “apripista” ho dovuto affrontare.

I carri necessari sono quelli caricati porta container del tipo economico lungo 11,5 cm ed usciti in una miriade di versioni da quella del compleanno nel 2004 art, 44268 a quelli del 2007 comparsi con l’allestimento dei rotabili operativi della “THW” (Protezione Civile Tedesca) nella confezione 00758 e dal costo, cadauno, vicino ai 10 €.

Per allontanare il container, o comunque la sovrastruttura, sono necessarie due semplici manualità:

1)   allontanate i due ganci (sono a pressione, senza foto).

2)   Come nella foto n. 3 stringete con una pinza a becco i due dentelli a coda di rondine, prima da una parte (ed inserite un cartoncino tra container e telaio, altrimenti si richiude il tutto) e poi dall’altra. Sollevate. Se si spezzano gli in-castri non è una tragedia, ma non è da fermodellisti.

 

Foto n. 3

 

 

Incollate sulla piastra metallica (asportabile) del telaio dei pesi di piombo, io ne ho usato 6 per ogni carro (circa 35/45 grammi in più, foto n. 4). Unitamente alla piastra danno al carro una migliore aderenza (forza peso) e vincono la spinta verso l’alto del pattino che applicherete. La colla è sempre il solito Bostik.

Non vi preoccupate dei diversi fori ed intagli nella piastra, ma lasciate liberi solo:

1)   il foro centrale per la vite ed il dado;

2)   i due intagli estremi, servono per far passare le code di rondine dei container o sovrastrutture varie.

 

Foto n. 4

 

Allontanate la piastra (con i pesi incollati) dal telaio del carro, come nelle foto n. 5 e 6. Personalmente, operando con una normale cautela, non ho dovuto allontanare nemmeno gli assi.

 In questa fase resta il telaio di plastica libero con un vistoso e preciso cerchio centrale, ideale per i nostri scopi!

 

 Foto n. 5

 

 Foto n. 6

Con una buona punta da trapano, da 2 mm, praticate un foro nel centro esatto del carro, come nella foto n. 7. Ripassate poi dal basso il foro, eliminando così eventuali bave di plastica.

La plastica è di ottima qualità e se si usano punte per il legno si possono incontrare difficoltà iniziali per forare: usate punte per il metallo e non avrete problemi. Per non avere sorprese iniziate con una punta da 1 o 1,5 mm per praticare il primo fo-ro, risulta più facile centrare senza margini d’errore il cerchio nero del telaio; solo dopo allargate il tutto con la punta da 2 mm… questa regola vale sempre quando si trapana.

 

 

Foto n. 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È essenziale in questa fase infilare la vite nel vecchio pattino!

Se non seguite questo consiglio vi assicuro che poi, una volta incollata la carta abrasiva, tutto diverrebbe più complicato.

La vite non si logorerà mai e la dovrete far passare nel foro del 7164 per poi bloccarla nel foro più stretto.

Dalla foto n. 8 si intravede che il pattino è usurato e mostra la parte color rame centralmente: un pattino così non trasmet-terebbe più bene la corrente e dovrebbe essere gettato, come vado ripetendo da sempre della Märklin, invece, non si deve buttare nulla!  

 

Foto n. 8

 

 

 

 

 

 

Con una pinza curva piegate le strisce di carta abrasiva nei bordi estremi, che in tal modo seguiranno la normale curva-tura del pattino (foto n. 9). Queste strisce, ritagliate diret-tamente con un paio di forbici ben affilate, devono avere le seguenti misure:

 

larghezza 6 mm-

 

lunghezza 66 mm (minimo 64 max 67 mm)-

 

Foto n. 9

 

 

Foto n. 10

 

Si passa sul pattino un velo di Bostik come nella foto n. 10.

Si attende una ventina di secondi.

 

Foto n. 11

Si incolla sul pattino la striscia di carta abrasiva, come nella foto n. 11, si fa aderire con cura la carta e, se necessario, ci si aiuta per qualche minuto con delle pinze a tensione impostata, come si vede bene dalla foto n. 12.

 

Foto n. 12

 

 

 

 

 

 

Si pratica con un mini cacciavite un foro nella carta abrasiva evitando di creare delle estrusioni verso il basso, cioè verso le punte di contatto, come si vede bene nella foto n. 13.

Il foro servirà per far passare il cacciavite sia durante l’ini-ziale fase di fissaggio al telaio del carro, sia quando, successi-vamente, si dovrà sostituire la carta abrasiva (per farlo sarà necessario per comodità allontanare il pattino) o addirittura il pattino stesso con un altro (di riserva) già predisposto di vite e copertura di carta P 180.

 

Foto n. 13

 

Si preparano le rondelle che, per facilità d’uso, sarà meglio incollare tra loro, foto n. 14. Dopo pochi minuti si possono inse-

 

Foto n. 14

 Foto n. 15

 

serire tra pattino e telaio; essendo morbide evitano possibili rotture quando serrerete il dado e si adattano alle nervature, foto n. 15. La vite fuoriesce di pochi decimi di mm, foto n. 16.

 

Foto n. 16

 

Foto n. 17

 

Se userete viti da 12 mm l’operazione prima descritta sarà me-no difficile, ma NON si può superare di molto quella misura perché, altrimenti, NON potrete usare una chiave a tubo, ma solo delle pinze per tener fermo il dado. A questo punto, quin-di, con l’aiuto di un paio di pinzette, o meglio, come si vede nella foto n. 17, con una chiave a tubo, presa dal set fornito dalla stessa Märklin (art. 70900), si blocca il dado e, servendosi di un cacciavite molto piccolo, si gira la testa della vite, pas-sando attraverso il piccolo foro praticato nelle carta abrasiva.  Il pattino, serrato, dovrà essere perfettamente in asse col te-laio. La semplice manovra è ben evidente nella foto n. 18.

Dovrà essere ripetuta, invertita, quando dopo un certo periodo che dipenderà dall’uso del carro, si dovrà sostituire pattino o carta vetrata. Naturalmente sarà sempre necessario allontana-re prima il container (foto n. 3).

 

Foto n. 18

 

 

Nelle foto n. 19, 20, 21 e 22 alcune macro che Vi aiuteranno a non commettere errori e in particolare non esagerare con la misura dei 6 mm per la larghezza della carta abrasiva da in-collare sul pattino.

 

Foto n. 19

Foto n. 20

 

Foto n. 21

Foto n. 22

 

Nella foto n. 23 il particolare del dado che, grazie al foro già predisposto dalla Märklin, ci consente di bloccarlo con una chiave a tubo o, dopo l’allontanamento della piastra metallica, persino con pinze non particolarmente micro. Il foro serve perché nel carro tipo “G” dotato di pattino e di luce di fine convoglio (art. 4411) si deve inserire proprio il supporto per il pattino stesso, che termina con un serraggio a coda di rondine.

Fortunatamente per noi tutte le piastre dei carri serie Hobby mantengono quel foro provvidenziale. Attenzione: il carro Hobby pianale a sponde basse (con o senza stanti laterali) tipo 4424 ed innumerevoli altre versioni simili, pur lungo sempre 11,5 cm, necessita di una particolare e complessa lavorazione (da me effettuata) che non consiglio di fare, tanto più che i carri pianali senza sponde sono riprodotti in innumerevoli tipi diversi e facilmente reperibili oltre che praticamente predispo-sti già per la mia modifica.

 

Foto n. 23

 

Il collaudo

 

 Una volta bloccato il pattino si rimontano i ganci e si ese-guono dei giri di prova (foto n. 24 e 25).

 

Foto n. 24

Foto n. 25

 

Dopo circa un kilometro, o 87 Km in scala H0, si comincia a manifestare una certa usura evidente, ma le punte di contatto dei binari K o C saranno oramai assolutamente lucide più che nuove e NON è necessario far circolare in continuazione il car-ro puliscipunte, anzi è conveniente lasciarlo in un punto del deposito o nella Schattenbahnhof (stazione nascosta) e di farlo intervenire SOLO in caso si manifestino dei falsi contatti sulla linea, per esempio dopo un lungo periodo d’inattività.

Consiglio inoltre di usare il carro proprio là dove vi siano dei nuovi binari posati: questi hanno infatti manifestato, appena usciti dalla scatola (!), una certa difficoltà nel condurre la cor-rente e le punte sono scure, tanto da far pensare ad un residuo industriale di lavorazione.

 

 

 

ATTENZIONE!

 

Marco Briziarelli che usa i binari “C” della Trix ha scoperto l’arcano: i binari a due rotaie sono, per evidenti rispar-mio sugli stampi, identici agli “C” Märklin normali e  perciò predisposti per l’applicazione delle punte centrali di contatto delle quali mantengono persino un invito sullo stampo tra le traversine ben visibile nella  foto n. 26.

 

Foto n. 26

 

Mantengono inoltre nella zona sottostante la griglia di fissag-gio delle punte (foto n. 27!) che, attraverso glie inviti tra le tra-versine consento il passaggio a caldo o/e pressione delle punte dal basso! Questo facilita la produzione in serie certo, ma è più che probabile che, dopo la lavorazione, le punte mantengano un residuo di lavorazione superficiale e che sia questo il moti-vo che rende non perfetta la conduzione in binari Märklin nuovissimi.

 

Foto n. 27

 

Il taglio tra le giunzioni (semplice tranciatura) evita il contatto tra le rotaie come avviene nel sistema Märklin (foto n. 28).

 

Foto n. 28

Il carro rimontato

 

Nelle foto n. 29, 30 e 31 la semplice operazione di chiusura a scatto del carro, che, grazie anche ad una impeccabile verni-ciatura (e si notino persino le chiodature dopo la fascia bianca), non sfigurerà in un angolo del plastico. Può essere abbinato poi ad altri tipi di carri “puliscibinario” (compatibili Märklin!) e inviato a scovare sporcizia qua e là nel plastico.

I risultati ottenuti con tale tipo di carro si sono rivelati ecce-zionali e le locomotive più piccole quali la T 3 (Br 89 70-75),  i Köf II, o le Glaskasten (Br 98.3) hanno riconquistato ogni angolo del mio impianto riuscendo finalmente a percorrere a velocità bassissima interi giri del mio plastico. In particolare hanno tratto giovamento da questa “operazione pulizia” tutte le mie oramai numerose loco in mfx che dimostrano spesso di non gradire una qualunque difficoltà di conduzione.

 

 

 Foto n. 29

 

Precisazione

 

Il super-carro  (art. 9029) della Lux Modellbau, in uscita nei mesi autunnali del 2008, presenta delle caratteristiche simili al mio, naturalmente è dotato di aspirapolvere, con serbatoio as-portabile, decoder che prende corrente da un secondo pattino (privo di carta abrasiva!) probabilmente semovente eccetera.

Unico piccolo neo è il costo superiore di circa 30/40 volte a quello da me proposto, il che, per qualcuno, potrebbe non es-sere un problema, per cui, molto onestamente, ne racco-mando l’acquisto… chi avesse invece già il carro della Lux do-tato di aspirapolvere, troverà utile abbinare i due netturbini e, in tale fortunato caso, credo sarebbe meglio posizionare subito dietro il mio puliscipunte quello aspirante della Lux.

 

Foto n. 30

 

 Foto n. 31

 

Gian Piero Cannata

 

Copyright © 2008 G.P.Cannata